FOCUS LFCV | I ponti di Firenze tra cantieri infiniti e criticità di ogni tipo: l’Indiano, il Vespucci e il Verrazzano sotto osservazione

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Ogni ponte fiorentino ha la sua battaglia: il Viadotto dell’Indiano lotta contro il tempo e i carichi pesanti, il Vespucci è costretto a subire ripetuti interventi per l’erosione, e il Verrazzano è sotto osservazione per la compatibilità con il nuovo tram

 

Di Roberto Vedovi

Non c’è pace per i grandi attraversamenti dell’Arno. Mentre Palazzo Vecchio rassicura, i dati oggettivi che emergono tra il Viadotto dell’Indiano, il ponte da Verrazzano e il Vespucci raccontano di incertezze strutturali, vetustà e cantieri permanenti che sollevano più di un interrogativo sulla reale tenuta delle infrastrutture cittadine.

Il Ponte alll’Indiano: 47 anni e il dubbio degli stralli

Inaugurato nel 1978, il Viadotto dell’Indiano ha raggiunto la soglia critica dei 47 anni. Un’età che, per un’opera in acciaio e calcestruzzo soggetta a flussi di traffico enormi, inizia a pesare. Quello che preoccupa non è solo l’anagrafe, ma il senso di “navigazione a vista” che sembra caratterizzare i cantieri. Dall’estate scorsa si susseguono saggi, prove dinamiche e sostituzioni di barriere, ma la fine del tunnel è tutt’altro che vicina. L’estensione del divieto di transito per i mezzi sopra le 3,5 tonnellate fino al 30 aprile — con l’ombra di un’ulteriore proroga — sembra confermare che le indagini abbiano scoperchiato criticità impreviste. Particolarmente inquietante è l’attenzione sulle “selle Gerber” e sui sistemi di ancoraggio degli stralli al cassone d’acciaio. Se la struttura fosse in salute, perché imporre ai bus pubblici l’obbligo di mantenere una distanza di 200 metri l’uno dall’altro? Questa prescrizione suggerisce una fragilità intrinseca: il ponte sembra non poter più sopportare carichi concentrati significativi.

Vespucci: l’eterno malato tra erosione e sottoservizi

Spostandosi verso il centro, il Ponte Vespucci rappresenta un altro capitolo emblematico di questa “manutenzione perpetua”. Dopo i grandi interventi strutturali degli anni passati (2019-2022), costati oltre 1,7 milioni di euro per frenare l’erosione delle pile e delle fondazioni, il ponte non ha ancora trovato la sua stabilità definitiva. Proprio in questi giorni di febbraio 2026, il Vespucci è nuovamente al centro di un complesso incrocio di interventi. Da un lato, il Comune ha messo in campo ulteriori 500.000 euro per la messa in sicurezza dell’impalcato, concentrandosi su travi di bordo, appoggi e giunti stradali; dall’altro, l’area è stretta nella morsa dei cantieri Publiacqua sul Lungarno Vespucci (tratto Ognissanti-Goldoni). Questi lavori di rinnovo della rete idrica, finanziati dal PNRR, dovrebbero concludersi entro il 23 marzo, ma nel frattempo impongono restringimenti e deviazioni che appesantiscono ulteriormente la viabilità del quadrante centrale. Il Vespucci, insomma, resta un’infrastruttura “osservata speciale”, dove il consolidamento strutturale deve ora convivere con la fragilità dei sottoservizi circostanti.

Verrazzano: il peso della tramvia su fondamenta da verificare

Se all’Indiano e al Vespucci si gestisce l’emergenza, al ponte da Verrazzano si guarda al futuro con una scommessa che appare azzardata. Entro fine anno, il ponte dovrà ospitare i binari della linea 3.2.1 Libertà-Bagno a Ripoli. Solo ora, a progetto già approvato e lavori imminenti, sono iniziati i “carotaggi” tecnologici per capire se la struttura reggerà. Il calcolo matematico è brutale: un tram moderno a pieno carico pesa circa 60 tonnellate. Se due convogli dovessero incrociarsi sul ponte, la struttura sosterrebbe 120 tonnellate di carico dinamico concentrate, oltre al traffico residuo. Perché queste verifiche non sono state il presupposto vincolante della progettazione? La realizzazione di un nuovo ponte a soli 300 metri di distanza sembra quasi un’ammissione implicita: il vecchio Verrazzano, sotto il peso del ferro, potrebbe non bastare più.

Tra la filosofia dell’esperienza richiamata in Consiglio e i dati tecnici dei cantieri, resta un fatto: le arterie vitali di Firenze mostrano i segni del tempo. Se per l’Indiano l’Assessore Giorgio esclude la “imposizione delle mani” a favore della scienza, i cittadini vedono invece cantieri, divieti infiniti e sensori che devono dare risposte su progetti già decisi. La trasparenza sui dati reali di queste “modellazioni numeriche” sarà l’unico modo per dissipare i dubbi su una stabilità che oggi appare, quantomeno, sotto osservazione speciale.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli

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