Fuga dai Consigli di Quartiere: 12 dimissioni in 28 mesi. Il progressivo svuotamento della democrazia di prossimità

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Quattordici rinunce complessive al mandato, considerando anche chi ha scelto di non assumere l’incarico. Per Cecilia Del Re, liquidare il fenomeno come una somma di vicende personali significa evitare le questioni politiche e il progressivo svuotamento del ruolo e del peso politico dei Quartieri

 

Dodici consiglieri di Quartiere dimessi nei primi 28 mesi del mandato, contro i tre registrati nello stesso periodo della consiliatura precedente. È il dato che Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica, porta all’attenzione di Palazzo Vecchio dopo la risposta dell’assessore Bettarini al question time presentato in Consiglio comunale. Un aumento di quattro volte che, secondo Del Re, non può essere archiviato con un generico richiamo agli impegni personali: «Una spiegazione che non può essere sufficiente di fronte a un fenomeno di queste proporzioni», osserva la consigliera, ricordando che le rinunce complessive al mandato salgono a 14 se si includono anche coloro che hanno scelto di non assumere l’incarico. Il confronto con il passato è significativo: nei primi 28 mesi della consiliatura 2019-2024 le dimissioni erano state appena tre, mentre nell’intero quinquennio precedente se ne erano contate cinque.

Numeri che, per Firenze Democratica, dovrebbero spingere l’Amministrazione a interrogarsi sulle ragioni di un fenomeno che riguarda persone candidate per rappresentare i propri territori e che, a un certo punto, hanno deciso di lasciare. Ma è soprattutto un episodio preciso a rendere politicamente più scomoda la questione: le dimissioni contestuali, nel giugno scorso, di due consiglieri di maggioranza appartenenti ad Alleanza Verdi e Sinistra, rispettivamente nei Quartieri 3 e 4.

Un passaggio che, denuncia Del Re, nella risposta di Bettarini sarebbe rimasto senza spiegazioni. «Possibile che anche in questo caso si tratti soltanto di coincidenti impegni personali? Oppure ci sono problemi all’interno della maggioranza? O nei rapporti con qualche esponente della Giunta comunale?» sono le domande poste dalla capogruppo, che richiama anche la presenza nell’esecutivo cittadino del segretario regionale di AVS e chiama in causa la Sindaca: «Lui e la Sindaca conoscono le motivazioni che hanno portato alle dimissioni dei due consiglieri? Si sono preoccupati di comprenderle e di affrontare le eventuali criticità emerse?»

Interrogativi politici ai quali, sostiene Firenze Democratica, non basta rispondere evocando ragioni personali, soprattutto quando le uscite riguardano due esponenti della stessa forza politica e si verificano nello stesso momento.

La questione, tuttavia, va oltre le singole dimissioni e investe il ruolo stesso dei Consigli di Quartiere. Del Re contesta infatti la distanza tra le promesse di valorizzazione di questi organismi e il loro funzionamento concreto, denunciando una progressiva riduzione delle loro funzioni rispetto ai mandati precedenti. Neppure la riunione congiunta dei Consigli di Quartiere al Mandela Forum, voluta dal presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi, avrebbe prodotto, secondo la consigliera, risultati tangibili.

A questo si aggiunge il problema della trasparenza: lo streaming delle sedute non sarebbe garantito in tutti i Quartieri e, denuncia Del Re, nel Quartiere 1 nessuna riunione del Consiglio sarebbe stata trasmessa online. Una carenza che limita la possibilità per i cittadini di seguire il dibattito e conoscere le decisioni degli organismi elettivi più vicini alla vita quotidiana dei territori.

«I Consigli di Quartiere non possono essere ridotti a semplici luoghi di ratifica o di ascolto senza conseguenze», avverte la capogruppo, ricordando che si tratta di istituzioni democratiche di prossimità, chiamate a raccogliere le esigenze dei residenti e a portarle dentro l’Amministrazione. Se le dimissioni aumentano, le funzioni si restringono e la partecipazione resta poco visibile, il rischio è che questi organismi perdano progressivamente credibilità e capacità di attrarre nuove persone disposte a impegnarsi.

È questo il nodo politico sollevato da Firenze Democratica: non soltanto perché tanti consiglieri lascino l’incarico, ma perché il Comune sembra non fornire risposte sufficienti sulle ragioni di un fenomeno così marcato. Per Del Re, la conseguenza potrebbe essere un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla vita pubblica, ben oltre la disaffezione elettorale: «Non soltanto dal voto, ma anche dalla disponibilità a candidarsi, a partecipare attivamente e a mettersi al servizio della cosa pubblica».