Giani e i fondi per gli stadi: perché Firenze sì e Prato no?

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La Regione apre al restyling del Franchi con risorse pubbliche, mentre l’Ac Prato rivendica interventi urgenti e pari dignità per il Lungobisenzio

 

“Senza intesa fra Comune di Firenze e ACF Fiorentina, la Regione Toscana sarebbe disposta a mettere una parte delle risorse necessarie per completare il restyling” (mancherebbero all’appello circa una sessantina di milioni), ha dichiarato alcuni giorni fa il presidente della Toscana  Eugenio Giani, andando in soccorso della sindachessa Sara Funaro, impantanata nel cantiere dell’Artemio Frankenstein.

Dunque la Regione Toscana si dichiara disposta a mettere in campo una parte del gruzzoletto dei toscani e lo dice per bocca di Eugenio, il genio Giani, pur di concludere il rabbercio dello stadio della sua squadra del cuore.

“D’altra parte – conclude il Presidente – ci sono i soldi del Fondo di coesione e sviluppo destinati agli impianti sportivi e sui quali c’è un’intesa firmata col governo Meloni: se si possono destinare 15 milioni a Pistoia per il nuovo palazzetto dello sport, penso che se ne possano dedicare altrettanti allo stadio di Firenze”.

Tutto liscio? Neanche per sogno, perché la preferenza manifesta verso Firenze, la sua città (leggasi bacino elettorale), e Pistoia (i maligni sostengono perché è quella del suo delfino Bernard Dika) ha fatto saltare la mosca al naso ad alcuni, primi fra tutti la giovane ed entusiasta presidente dell’Ac Prato.

A Prato, da quando in estate è sbarcata l’imprenditrice fiorentina Asmaa Gacem, l’entusiasmo fra i tifosi è salito alle stelle e la squadra, desolatamente da alcuni anni in Serie D, è lanciata verso l’alto grazie a investimenti programmati e mirati e a una gestione che va ben oltre il campo.
Una gestione che ha portato nella terza città per numero di abitanti dell’Italia centrale un entusiasmo mai visto, tanto da lasciare spesso fuori dal Lungobisenzio molti tifosi.

Il limite di 2.000 spettatori nello stadio di una città con 200.000 abitanti, con una squadra lanciata in campionato, non basta più e i pratesi, oltre a imbarazzare le piazze dove vanno in trasferta — non adeguate ad accoglierli in numeri così grandi — imbarazzano anche il commissario prefettizio Claudio Sammartino, al quale la Gacem ha chiesto due cose: una a breve e una a lungo termine.

A breve, ottenere fin da subito un aumento di capienza. Secondo il Prato basterebbero pochi lavori per arrivare al risultato: fondamentalmente il ripristino delle cancellate su via Firenze e pochi altri accorgimenti, tra cui la presenza dei vigili del fuoco. “Un lavoro di tre giorni per il fabbro”, afferma decisa la presidente, che dice di aver depositato la richiesta in Comune e di averla protocollata.

“La commissione ci ha detto che avrebbero risposto dopo l’Epifania – dichiara a Il Tirreno Asmaa Gacem – dunque non penso che si possa far niente per la partita dell’11 gennaio, magari per quella del 25. Mancano solo otto partite interne, ma sarebbe bello”.

La partita più lunga, un vero ampliamento dello stadio, adesso la Gacem ha capito che lo può ottenere dopo le parole del presidente Giani.
Fondi di coesione e sviluppo per gli impianti sportivi. Le parole del presidente Giani sono chiare: ci sono risorse disponibili e progetti già finanziati.

L’AC Prato alza la mano: anche il nostro stadio è una priorità! “Siamo pronti a fare la nostra parte per dare a Prato l’impianto che merita e pronti a sederci al tavolo.
La seconda città della Toscana merita rispetto e strutture adeguate. Se ci sono fondi pubblici per completare lo stadio di Firenze, allora potrebbero esserci anche per rinnovare quello di Prato.”
Lo scrive sui suoi social, decisa, e anche sulla pagina ufficiale del Prato è uscito un post simile. Tanto per ribadire il concetto: la Gacem la mosca al naso non se la vuole tenere.

Il Fondo sviluppo e coesione – Sport e Periferie a cui fa riferimento il presidente Eugenio, genio Giani, è un programma del governo italiano gestito dal Dipartimento per lo Sport, che stanzia fondi significativi per gli enti locali allo scopo di riqualificare, adeguare e costruire impianti sportivi, soprattutto in aree degradate, promuovendo inclusione sociale, sicurezza (adeguamento normativo, abbattimento delle barriere) ed efficienza energetica, con l’obiettivo di ridurre gli squilibri territoriali e supportare lo sport di base.

Quelli, per intendersi, con cui Dario Nardella voleva spacciare Campo di Marte per un quartiere degradato e che gli sono costati il niet dell’Europa a quei soldi che oggi mancano per l’Artemio Frankenstein.

A dire il vero neanche via Firenze a Prato, dove sorge il Lungobisenzio, si può definire degradata, ma per il resto le caselle paiono tutte al posto giusto.

E allora, caro Eugenio Giani, se dopo il danno enorme causato alla città di Prato con l’investitura a sindaca della tua ex consigliera regionale Bugetti — tutti sappiamo com’è andata a finire — e dopo aver maltrattato per un posto di assessore in Regione l’ex sindaco laniero Matteo Biffoni, che ha avuto alle elezioni regionali un consenso personale mai visto nella storia, se vuoi recuperare simpatie — utili magari anche in vista delle amminiitrative del 2026 — guardi oltre Sesto Fiorentino e Calenzano e  si segga al tavolo con Asmaa Gacem.

Prato merita le sue attenzioni.