Le richieste di “più agenti” di Ferraro (Q5) non affrontano la vera causa della crescente criminalità: l’incapacità di gestire efficacemente le risorse interne e un sistema di accoglienza che è un colabrodo
Di Roberto Vedovi
Negli ultimi giorni, il presidente del Q5 Filippo Ferraro ha lanciato un appello pubblico, chiedendo un incremento del numero di agenti di polizia a Firenze, evocando l’immagine di una città lasciata sola ad affrontare il crescente degrado e le problematiche sociali. Tuttavia, ciò che emerge dalle cifre e dalla realtà quotidiana della città è ben diverso.
Il Comune di Firenze vanta un corpo di circa 853 vigili urbani, un numero che sulla carta potrebbe sembrare adeguato per gestire una città della sua dimensione. Eppure, alla luce dei fatti, il 90% di questi agenti non è destinato alla lotta contro il degrado e la criminalità. Solo il 10% è assegnato alle pattuglie anti-degrado. Queste cifre pongono una domanda fondamentale: perché chiedere rinforzi esterni quando la vera riforma dovrebbe partire da una gestione più attenta e mirata delle risorse interne? Ferraro invoca un aiuto dal governo, ma non sarebbe più utile riorganizzare l’impiego degli agenti già presenti sul territorio?
La Polizia Municipale di Firenze sembra più impegnata a fare cassa con le multe che a garantire la sicurezza dei cittadini. Ogni giorno, gli agenti sono utilizzati per controllare il traffico e multare i trasgressori, ma raramente li vediamo in pattuglia nei parchi cittadini, dove i giovani, spesso vittime di rapine e aggressioni, si sentono sempre più vulnerabili. In un contesto in cui la criminalità giovanile è in aumento, sarebbe necessario concentrarsi sulla presenza di polizia sul territorio, in particolare nei luoghi più a rischio. La sicurezza non può limitarsi a essere un’opportunità di guadagno, ma deve diventare una priorità per la città.
Il fenomeno delle “baby gang” non è un problema che può essere affrontato solo a livello di repressione. È il frutto di un sistema di accoglienza e gestione dei minori non accompagnati che, a Firenze, appare disorganizzato e inefficace. Chi ha costruito questo sistema? Chi ha promosso la creazione di centri di accoglienza dove la sicurezza e il controllo sono secondari rispetto agli interessi economici delle cooperative? Quella che doveva essere una rete di supporto per i giovani vulnerabili si è trasformata in un vero e proprio colabrodo, alimentato da un’inefficace gestione politica.
Il PD e la politica locale hanno avallato l’idea che il sistema di accoglienza, così come strutturato, fosse sufficiente a garantire l’integrazione di questi ragazzi. Ma la realtà è ben diversa. I centri che accolgono i minori spesso non sono altro che mangiatoie per le stesse cooperative che gestiscono questi servizi, senza alcun controllo effettivo. Questo ha reso più difficile la gestione di chi, proveniente da situazioni difficili, avrebbe avuto bisogno di una rete di sostegno concreta. Senza un sistema di tutela legale, questi ragazzi diventano facilmente preda della criminalità organizzata, che li sfrutta per i propri scopi.
Oltre alla gestione disastrosa dei centri di accoglienza, c’è la cronica assenza di servizi sociali adeguati a supportare questi giovani. Senza un tutore legale che li rappresenti, i minori non accompagnati sono abbandonati a se stessi. Questo vuoto istituzionale favorisce il reclutamento da parte delle organizzazioni criminali, che trovano in questi ragazzi una forza lavoro a basso costo e facilmente manipolabile. Piuttosto che piangere sulle conseguenze, la politica locale dovrebbe affrontare con serietà le sue responsabilità e investire in una gestione competente e responsabile.
La reazione di Ferraro, che invoca aiuto al governo centrale per risolvere la “delicata” situazione della sicurezza, appare come un tentativo di spostare le responsabilità altrove. È facile lamentarsi della mancanza di risorse, ma la verità è che gran parte dei problemi di Firenze sono legati alla gestione locale, alla mancanza di visione e all’incapacità di affrontare le problematiche alla radice. Chiedere aiuto quando si è direttamente responsabili della gestione di certi settori non è solo un errore politico, ma un chiaro segno di cinismo.
Firenze ha bisogno di una vera e propria riforma delle politiche di sicurezza e accoglienza, che non si limiti a rispondere agli appelli del momento, ma che ponga le basi per una gestione a lungo termine. Piuttosto che piangere sulla propria sorte, la politica locale dovrebbe investire in soluzioni reali, che partano dalla riorganizzazione dei servizi già esistenti e dalla messa in sicurezza dei luoghi a rischio.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli
