Nel cuore di una memoria ancora controversa, stratificata e spesso selettiva, arriva un volume destinato a riaprire il dibattito storico e civile sulla Resistenza italiana da una prospettiva meno frequentata ma decisiva. Il sangue degli angeli di Marcello Mancini e Giovanni Pallanti si inserisce con forza in quel filone di studi che mira a restituire complessità a un periodo troppo spesso semplificato, riportando al centro il ruolo del mondo cattolico nella Liberazione della Toscana.
Già dalle prime pagine, emerge con chiarezza l’intento degli autori: sottrarre all’oblio una serie di figure — preti, religiosi, laici — che pagarono con la vita la propria scelta di campo. Non eroi costruiti a posteriori, ma uomini e donne concreti, spesso dimenticati, che agirono in un contesto in cui la distinzione tra bene e male non era mai astratta ma tragicamente quotidiana. Il titolo stesso, evocativo e potente, richiama il sacrificio di questi “angeli”, la cui testimonianza si intreccia con una delle fasi più drammatiche della storia italiana.
Il riferimento esplicito è a episodi dove i parroci sono stati fucilati insieme ai loro parrocchiani , vicende simboliche che rappresentano il filo rosso dell’intero libro: la scelta di restare accanto alla propria comunità fino alle estreme conseguenze. Non si tratta di casi isolati, ma di un mosaico diffuso in tutta la Toscana, regione che, come ricordano gli autori, fu tra le più colpite da stragi e violenze.
Il punto centrale del lavoro di Mancini e Pallanti è però anche un altro: la critica a una narrazione storiografica che, dal dopoguerra in poi, ha privilegiato alcune memorie a discapito di altre. Nella premessa si legge chiaramente la volontà di dare voce a quelle “vittime considerate minori” che hanno avuto lo stesso valore storico e umano di quelle più celebrate. Una presa di posizione che non è revisionismo, ma piuttosto un tentativo di riequilibrio.
Il libro entra così in un terreno delicato ma necessario: quello della complessità della Resistenza come fenomeno plurale. Non solo lotta contro il fascismo e il nazismo, ma anche spazio di tensioni interne, divergenze ideologiche e, in alcuni casi, veri e propri conflitti tra diverse anime dell’antifascismo. Gli autori non evitano questo nodo, anzi lo affrontano con lucidità, raccontando come, nell’immediato dopoguerra, emersero dinamiche di violenza anche nei confronti di antifascisti non allineati alle posizioni comuniste. Un passaggio storico che spesso viene sfumato, ma che qui trova spazio e dignità narrativa.
Questa scelta restituisce al lettore un quadro più autentico e meno consolatorio: una guerra che fu anche civile, come già sottolineato da molti storici, e che mise alla prova le coscienze individuali ben oltre le appartenenze politiche. In questo contesto, il ruolo dei cattolici appare ancora più significativo. Non una partecipazione marginale, ma una presenza attiva, spesso silenziosa, fatta di reti di assistenza, protezione degli ebrei, aiuti ai perseguitati, fino al sacrificio estremo.
Lo stile del libro è asciutto ma incisivo, con un’impostazione giornalistica che riflette il percorso professionale degli autori. Marcello Mancini porta con sé l’esperienza di cronista e commentatore, mentre Giovanni Pallanti contribuisce con una solida base storiografica. Il risultato è un testo accessibile ma rigoroso, capace di parlare sia agli studiosi sia a un pubblico più ampio.
L’operazione culturale è chiara: riportare alla luce una memoria rimossa o marginalizzata, senza negare quella dominante ma integrandola. In un’epoca in cui il dibattito sulla memoria storica è sempre più acceso, Il sangue degli angeli si propone come uno strumento di riflessione, capace di stimolare domande più che offrire risposte definitive.
Non a caso, il volume si inserisce un momento in cui l’Italia è chiamata a interrogarsi nuovamente sul proprio passato. E proprio in questo clima si colloca la presentazione ufficiale del libro, che si terrà a Firenze il 21 aprile 2026 alle ore 17:00 presso il Palagio di Parte Guelfa, nella Sala Brunelleschi, in Piazza della Parte Guelfa.

L’evento vedrà la presenza degli autori e di importanti figure istituzionali e culturali. Interverrà Vannino Chiti, già vicepresidente del Senato e presidente della Regione Toscana e oggi presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea. Sarà inoltre presente monsignor Stefano Manetti, segretario della Conferenza Episcopale Toscana e vescovo di Fiesole, a testimonianza del forte legame tra il tema del libro e il mondo ecclesiastico.
L’ingresso sarà libero fino a esaurimento posti, a sottolineare la volontà di rendere questo momento di confronto aperto alla cittadinanza.
In definitiva, Il sangue degli angeli non è soltanto un libro di storia, ma un invito a guardare oltre le narrazioni consolidate, a riconoscere il valore di chi ha agito lontano dai riflettori e a comprendere che la memoria, per essere davvero condivisa, deve essere completa. In un tempo in cui il passato viene spesso semplificato o strumentalizzato, opere come questa ricordano che la verità storica è fatta di sfumature, di contraddizioni e, soprattutto, di uomini.
Stefano Chianucci
