L’arte cubista avanza a Firenze, continua la saga dei lavori stradali killer

Lo spigolo killer di via lungo l'Affrico

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Nella Firenze stuprata da mille cantieri è anche il finale a far accapponare la pelle. Perché una volta terminati, i lavori rivelano l’amara verità: dopo le panchine killer della nuova via Pietrapiana, anche la nuova pista ciclabile di via lungo l’Affrico si presenta come un inquietante gioco a eliminazione

 

Che la Firenze dell’anno domini 2026 sia destinata a diventare persino peggiore di quella del 2025, se continuerà a essere amministrata in questo modo, è ormai un triste destino sotto gli occhi di tutti.
Lo si evince — come abbiamo già visto — anche dagli arredi urbani cubisti che, oltre a essere quantomeno creativi nella disposizione e nella scelta delle panchine a una piazza e mezza irte di spigoli comparse dopo i lavori da Matusalemme di via Pietrapiana, trovano ora una nuova, inquietante declinazione.

I cittadini, infatti, segnalano un altro cantiere cubista, questa volta legato al rifacimento di una pista ciclabile. Le similitudini ci sono tutte: procedere a tentoni per realizzare opere cialtrone e approssimative.
L’orrore estetico è manifesto, ma purtroppo lo è anche il rischio concreto per l’incolumità dei fiorentini, che non solo risultano inascoltati, ma sembrano ormai trasformati in bersagli mobili.

Veduta del primo lotto della ciclabile “ristrutturata”

La pista ciclabile in questione è quella compresa tra via Lungo l’Affrico e viale De Amicis, che corre sopra il torrente Affrico tombato.
Realizzata in occasione di Italia ’90, il suo rifacimento era atteso da anni, viste le condizioni da vero e proprio percorso fuoristrada in cui versava.

Il marciapiede incriminato con lo spigolo

I lavori, avviati nel febbraio 2025 e che — secondo programma — avrebbero dovuto concludersi a febbraio 2026 all’altezza di viale Duse, rappresentano invece l’ennesimo esempio di come si procede a Firenze: a passo di lumaca e con cantieri fantasma.

Dopo un anno, infatti, è stato completato solo il primo lotto di circa 200 metri e appena abbozzato il secondo.

Una lentezza che non ha certo prodotto maggiore accuratezza. Anche qui, infatti, l’arte cubista si manifesta in spigoli pericolosissimi per chiunque: oltre alla riduzione della carreggiata, ci si imbatte in un angolo vivo che, soprattutto di sera, con la pioggia o in condizioni di scarsa visibilità, diventa un ostacolo non segnalato e potenzialmente letale.
Per le gomme degli automobilisti e per i disgraziati fiorentini che osano attraversare la città su due ruote.

Si prosegue con gli stessi errori?

È quanto meno imbarazzante — e su questo sorvoliamo, perché pare quasi il male minore — osservare anche come sia stato raccordato il nuovo asfalto con quello esistente. Non tanto per il colore differente, quanto per gli “scalini” che si creano nel rabbercio: altre trappole per chi viaggia in scooter.

Anche qui, come in via Pietrapiana, non mancano i lettori buonisti — con gli occhi foderati di prosciutto funariano — che tentano di minimizzare gli scempi bollando queste segnalazioni come quisquilie.
Evidentemente ignari delle più elementari norme di sicurezza e di buon senso.

La domanda, però, resta una sola. Aspettiamo l’incidente grave, o peggio ancora il morto, per capire che lì c’è qualcosa che non va?

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