Locazioni brevi: regole inefficaci e il paradosso della solidarietà tradita: il rischio di favorire sempre i soliti

GERMOGLI PH 25 FEBBRAIO 2025 FIRENZE LE ISTITUZIONI CITTADINE E LE FORZE DI POLIZIA MUNICIPALe PER RIMUOVERE LE KEYBOX

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“Dare una casa a chi non ce l’ha”… ma attenzione: non si sta invece combattendo per il Re di Prussia?
Come la regolamentazione degli affitti brevi può tradire l’obiettivo di aiutare le famiglie

 

Di Alvaro Ringressi 

Cari amici, alcuni giorni fa ho avuto un momento di esitazione. Durante un consiglio del Quartiere 5, un consigliere del Partito Democratico ha presentato una mozione con cui chiedeva di estendere ai quartieri periferici di Firenze le stesse regole nella gestione degli affitti turistici brevi già utilizzate nel centro cittadino, limitando così il numero delle autorizzazioni rilasciate. Lo scopo dichiarato era, limitando il numero di appartamenti offerti in locazione ai turisti, di aumentare il numero di appartamenti disponibili per le famiglie con contratti a lungo termine; si sarebbe anche contrastato il progressivo diradarsi, anche nelle periferie, delle attività destinate ai residenti stabili.

Lo scopo sembrava condivisibile: dare una casa a chi non ce l’ha. Siamo tutti a conoscenza e, come cristiani che operano in politica, ci è prioritario il problema di chi cerca casa e non la trova, o la trova a prezzi esorbitanti. Poi però ho votato contro. Questo problema non si risolve limitando la libertà dei cittadini.

“Se hai due case, dai una a chi non ce l’ha”… Ci è stato comandato questo, e non “prendi una casa da chi ne ha due, e dalla a chi non ce l’ha”. Il cristiano è autorizzato e deve operare con ciò che gli è stato dato in usufrutto, con il talento — spirituale o materiale — che gli è stato affidato, di cui è stato fatto responsabile, con quello che, col linguaggio del mondo, viene chiamato “suo”.

Nel Novecento si è provato ad abolire questo “suo”, assolutizzando il “noi”, per creare un mondo fraterno. Ma, oltre a uno Stato totalmente liberticida, di polizia e aggressivo, in cui non si viveva bene nonostante una sopravvivenza apparentemente più garantita, e che è crollato come un gigante dai piedi d’argilla, si sono contati milioni di morti. Si è sperimentato: questo “suo” non lo puoi annullare. Ma si è anche visto che non lo puoi limitare o regolare troppo, altrimenti… altrimenti questo “suo” sparisce dalla disponibilità di tutti.

Così è successo con l’“equo canone”: le case in affitto sono sparite. Indipendentemente dall’appartenenza religiosa o ideologica del proprietario, pochissimi affittavano. Questa legge è stata corretta, ma solo in parte e non a sufficienza. Ancora oggi, se l’inquilino è moroso, ritornare nella piena disponibilità del bene comporta dolori legali e burocratici. Allora la gente trova altre soluzioni: non affitta alle famiglie.

Ho poi approfondito e mi sono accorto che, in effetti, le proposte della mozione non produrranno il bene sperato per le famiglie… ma, magari senza volerlo, per il “Re di Prussia”, cioè per qualcuno che non opera dalla parte per cui ti stai impegnando. Vedo tanti ragazzi con un fondo di impegno politico che credo e spero sincero… ma questi ragazzi devono guardare bene, nei fatti, se stanno davvero lottando per gli obiettivi di solidarietà sociale che hanno nel cuore, o se, senza accorgersene, stanno favorendo un “Re di Prussia” che in quel cuore ha altro.

La legge regionale 31 dicembre 2024, n. 61, sposta obbligatoriamente verso l’imprenditorialità con partita IVA e cambio di destinazione d’uso quasi tutti i tipi di attività di accoglienza abitativa turistica, come la gestione “Bed and Breakfast” e l’“affittacamere”. È consentita in forma non imprenditoriale, cioè alla portata di singoli che integrano con essa altri redditi, solo l’attività di “Locazione Turistica breve”, cioè la locazione a turisti di un appartamento per non più di 30 giorni.

Il Comune di Firenze, con la Delibera n. 27 del 5 maggio 2025, ha regolato queste locazioni nella zona A del centro storico, come consentito dalla legge. È stato sospeso il rilascio di nuove autorizzazioni; per le vecchie è concessa una moratoria triennale. Quando arriverà il momento di rinnovarle, molti proprietari si troveranno a confrontarsi con specifici limiti di superficie e altre caratteristiche difficilmente applicabili alla maggior parte delle vecchie case del centro storico.

L’ultima legge finanziaria stabilisce poi che si possano gestire, in forma non imprenditoriale, al massimo due appartamenti per locatario. Non potendo rinnovare l’autorizzazione quinquennale, quale sarà la sorte di queste abitazioni? Le affitteranno a famiglie con contratti a lungo termine? Sarà accettato il rischio che un appartamento in centro diventi da fonte di reddito a fonte di problemi?

Sì, perché l’appartamento in centro, con la scarsità di servizi, supermercati, collegamenti e negozi, e con la presenza diffusa di criminalità, è spesso richiesto solo da persone di dubbia affidabilità, che magari poi smettono di pagare l’affitto. Ci si può ritrovare con un appartamento occupato che non procura alcun reddito, di cui bisogna continuare a pagare tasse, manutenzione e condominio, e che, se va bene, tornerà nella propria piena disponibilità dopo tre-cinque anni di beghe e spese legali.

E allora, la risposta è nella legge regionale sopra citata:

“Gli alberghi possono associare nella gestione, in aumento della propria capacità ricettiva e nei limiti del 40 per cento della medesima, salvo che il comune non stabilisca una percentuale inferiore, unità immobiliari residenziali nella loro disponibilità, ubicate entro duecento metri, misurati nel più breve percorso pedonale possibile, dalla struttura medesima, purché sia garantita l’unitarietà della gestione, l’utilizzo dei servizi della struttura alberghiera e gli standard qualitativi e di sicurezza analoghi al livello di classificazione dell’albergo. Ferma restando la possibilità di mantenere i requisiti strutturali e igienico-sanitari previsti per le case di civile abitazione, l’utilizzo delle unità immobiliari per le attività di cui al presente comma è consentito previo mutamento, ai fini urbanistici, della destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettiva.”

Vista la densità alberghiera nel centro di Firenze, moltissimi appartamenti si trovano nel raggio di 200 metri da un albergo. E ci sono altre opportunità previste dalla legge: i condhotel, gli alberghi diffusi. Ecco una possibile destinazione — altro che famiglie! — ecco il “Re di Prussia” del centro storico: affidare l’appartamento alla grande imprenditorialità alberghiera, che lo metterà a norma e lo trasformerà in una fonte di reddito sicura… e chissà che un’idea simile non possa riguardare anche il Quartiere 5 e le altre parti della città: il “Re di Prussia” anche in periferia?

Se si vuole dare un tetto a chi non ce l’ha, bisogna fare come fece Giorgio La Pira, il nostro Sindaco Santo, il quale non ostacolò la libera imprenditorialità, ma costruì nuovi quartieri di case popolari… non dei dormitori! Quartieri oggi divenuti “cool” per la loro bellezza. Si deve aumentare la velocità di ristrutturazione delle numerose case comunali, al momento inagibili, e costruirne di nuove; si devono mettere a disposizione altre residenze a costo calmierato, predisporre ostelli per i senza fissa dimora e case d’emergenza per gli sfrattati.

Ma il problema non può essere affrontato solo a livello locale. Ho sentito parlare di un impegno del governo per un “Piano Casa”… ricordiamo quello di Fanfani, dunque ben venga! È comunque necessario rivedere la legislazione nazionale sugli affitti, in modo da consentire ai proprietari di rientrare rapidamente nella gestione del proprio immobile in caso di morosità o altri problemi, rendendo compatibile e attrattivo per loro l’affitto a lungo termine per le famiglie. Si libererebbero così molte possibilità oggi bloccate, nascoste o deviate. Una scelta che può sembrare impopolare, ma che porta risultati benefici. Non si può riversare sul privato ciò che è un onere della pubblica amministrazione: ne risulterebbe schiacciato.

Per quanto riguarda la situazione del centro storico… ci vorrà un altro articolo tra un po’.

Alvaro Ringressi
Consigliere del Quartiere 5
Comune di Firenze
Proposte politiche d’ispirazione cattolica

Foto: Copyright Fotocronache Germogli