Manifestazione e referendum sulla Tramvia 3.2.2: la voce dei cittadini non ha bandiera

manifestazione 9 ottobre

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La mobilitazione sulla tramvia 3.2.2 nasce dalla città e non dalle segreterie dei partiti

 

C’è un passaggio dell’intervista di Francesco Torselli pubblicata oggi da Repubblica Firenze che merita più attenzione delle dichiarazioni dello stesso Torselli. È la domanda di Ernesto Ferrara: «Il referendum per fermare la tramvia di Campo di Marte che propone Sabatini è un errore?» Ecco. È proprio qui che nasce il problema. Perché quella domanda offre a Torselli un assist perfetto, che lui raccoglie immediatamente: il referendum diventa “quello di Sabatini”, quasi fosse un’iniziativa personale di un consigliere comunale. Ma non è così.

Da tempo è stato chiarito più volte, soprattutto dai comitati e dalle associazioni coinvolte, che Sabatini si è fatto portavoce in Consiglio comunale di una richiesta che nasce dalla cittadinanza. Ed è esattamente il ruolo che dovrebbe svolgere un consigliere: raccogliere una domanda che arriva dalla città, portarla nelle istituzioni e verificare quali strumenti di partecipazione siano concretamente disponibili. E non è un dettaglio. Perché proprio discutendo di questa richiesta sono emersi buchi e lacune nel regolamento comunale sulla partecipazione, oltre a quella che è apparsa come una strisciante e poco elegante — seppure lecita — resistenza della maggioranza in Commissione Affari Istituzionali. Il rischio, quindi, è di fare esattamente il contrario di ciò che sta accadendo: trasformare in una battaglia politica di Sabatini una richiesta che nasce fuori dai partiti.

E Torselli, grazie alla domanda di Repubblica, può naturalmente inserirsi nella narrazione che gli è più congeniale: i comitati da una parte, i partiti dall’altra; Sabatini che “propone” il referendum; FdI che dovrebbe intestarsi la battaglia. Ma la realtà è decisamente più semplice. La mobilitazione viene dai cittadini, dai comitati e dalle associazioni. Sabatini ha dato loro voce nelle istituzioni. E domani scenderanno in piazza anche esponenti politici di schieramenti diversi, compreso il centrodestra e Palagi (SPC). Ma lo faranno, per quanto è dato sapere, senza trasformare una manifestazione civica in una sfilata di bandiere di partito.

Ed è proprio per questo che appare quantomeno bizzarra la richiesta di Torselli di presentarsi domani con la bandiera di FdI. Non perché un partito non possa sostenere una battaglia dei cittadini. Al contrario. Ma perché sostenere non significa appropriarsi. La piazza di domani non è di Sabatini. Non è di Torselli. Non è di FdI. Non è della Lega. Non è di Palagi. È dei cittadini che quella protesta l’hanno fatta nascere. E allora, se proprio deve esserci un colore, che sia il verde. Verde come le tante piante ad alto fusto che rischiano di essere abbattute dalla 3.2.2. Per una volta, forse, sarebbe bello che la politica avesse la sensibilità di stare accanto a una mobilitazione civica senza sentire il bisogno di metterci sopra il proprio simbolo. Perché una cosa è certa: il referendum non è “di Sabatini”. E la protesta non è di nessun partito.