Si sa. La fame di visibilità è tanta. Soprattutto quando il partito deve rialzare la testa. Essere l’unico rappresentante, o reduce, è un onore e un onere. Tecnicamente, aveva ragione il Capogruppo della Lega Guglielmo Mossuto. Aveva ragione nei contenuti: il doppio standard tra passione per la diversità e il radicale rifiuto dell’identità. In estrema sintesi: no al crocifisso, sì al ramadan. Dalla ragione, Mossuto, è passato, nuovamente, al torto, sbroccando contro la certo non irresistibile assessora all’urbanistica Caterina Biti, alle prese, lei, con problemi molto gravi. Alle provocazioni, un’arma sporca – comunque – utilizzabile, si risponde con il sorriso. Se si viene interrotti, ci si ferma sì, ma al Presidente del Consiglio comunale si chiede: “Posso esercitare il mio diritto di parlare?”. Un Consiglio quasi del tutto sprecato, come quello di oggi, è un’occasione sprecata di mettere a nudo le storture della Firenze targata Funaro. È pur vero però che, fino a poco tempo fa, certe cose non succedevano. Non erano, forse, nemmeno pensabili. Che l’alta conflittualità inespressa e frustrata si sposti dalla città verso l’Aula? Di sicuro, più le contraddizioni fiorentine detonano, più Giunta Funaro e maggioranza cercheranno di strozzare il dibattito. Bisogna essere più furbi, più abili. Ma ogni lotta, ogni articolo, ogni presa di posizione genera una reazione del potere. Ma la situazione da estremamente statica sta diventando dinamica.
