Prosegue la finanzializzazione di Firenze: l’ex Telecom di Via Masaccio tra investimenti globali e case per pochissimi

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La rinascita dell’ex Telecom di via Masaccio, più vantaggiosa per i grandi fondi d’investimento transnazionali che per i fiorentini

 

La storia si ripete: oggi è la volta dell’ex edificio Telecom, quel monolitico scatolone di 15.000 metri quadrati in calcestruzzo e alluminio anodizzato che domina un lungo tratto di Via Masaccio. Ad aggiudicarsi l’immobile, partorito dal brutalismo anni ’60 e ormai in abbandono da anni, è l’immobiliare milanese Techbau con il supporto di Bentall Green Oak, una società di gestione patrimoniale immobiliare americana che gestisce un portfolio globale di 89 miliardi di dollari. La ristrutturazione del palazzo pare certa: come da copione, è prevista la realizzazione di appartamenti di fascia alta e spazi turistico-ricettivi (probabilmente l’immancabile studentato di lusso), un mix che sembra seguire senza intoppo la china di una Firenze sempre più a misura di residenti temporanei, digital nomads e turisti internazionali.

Con base a Miami, Bentall Green Oak è un gigante globale degli investimenti immobiliari e gestisce un enorme portfolio per conto di investitori istituzionali come fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani. In Europa controlla uffici di pregio nel centro di Londra, ma negli ultimi anni ha cominciato a puntare sul settore Living e Student Housing, cercando opportunità in Paesi come Italia e Spagna. Fa parte di quell’esigua cerchia di giganti finanziari che stanno plasmando le città come veri e propri asset finanziari, acquisendo gradualmente pezzi sempre più estesi del tessuto urbano, spesso a prezzi di saldo. Il suo coinvolgimento nel recupero dell’ex Telecom ne è un esempio lampante, e fa parte di una strategia di espansione che non sta risparmiando le grandi città europee, dove la domanda di immobili turistici e di alta classe ha ormai preso il sopravvento, agli occhi degli investitori, sulla necessità di spazi per la popolazione residente.

Il piano di recupero, già formalizzato nel 2022 con l’ex proprietà, prevedeva una parte significativa destinata a edilizia residenziale (49%), ma anche un’ampia quota di spazi turistici (30%) e direzionali (9,7%). Il progetto potrebbe prevedere inoltre alcuni spazi commerciali al piano terra. Ciò che quasi certamente mancherà, invece, sono appartamenti a canone calmierato — un vuoto che non stupisce in una città dove trovare un’abitazione è diventato un lusso per pochi. Niente di nuovo sotto il cielo plumbeo del mercato immobiliare fiorentino, dove i grandi interventi sono sistematicamente mirati alla clientela internazionale, mentre i cittadini — quelli che possono — scappano a gambe levate.

“Siamo di fronte all’ennesimo caso di un’operazione che, se non attentamente monitorata, rischia di diventare una facciata vuota di significato per il quartiere, hanno commentato i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi e Simone Sollazzo. “Non possiamo non esprimere forti perplessità sull’ennesima destinazione a studentato che viene presentata come vantaggiosa, ma che nei fatti rischia di tradursi in uno studentato di lusso, poco o per nulla accessibile alla maggioranza degli studenti”, sottolineano. L’esempio di quanto accade con Campus X, una realtà che già gestisce strutture simili a Firenze, dovrebbe essere sufficiente: qui, unità di 15 metri quadri sono affittate a 930 euro al mese. E’ lecito chiedersi quanti studenti italiani siano in grado di permettersi cifre così oltraggiose.

Il progetto segue le pratiche ormai divenute abituali di “monetizzazione” degli oneri edilizi, una formula che permette ai privati di eludere l’obbligo di destinare il 20% delle unità a edilizia sociale, conferendo al suo posto una somma di compensazione al Comune – in questo caso circa 1,2 milioni di euro. Di questi, circa 247.000 euro dovrebbero essere destinati alla riqualificazione delle strade e di altre infrastrutture nel Quartiere 2: briciole in una città che paga centinaia di milioni per manutenzioni stradali da terzo mondo, e che è riuscita a vedere appena 88 alloggi popolari (mal-)costruiti dopo oltre 14 anni di attesa, per non parlare di quelli a prezzo calmierato. Draghi e Sollazzo promettono di vigilare “affinché il recupero dell’ex Telecom non diventi l’ennesima operazione di facciata, ma produca benefici concreti per i residenti e per il Quartiere 2”.

Foto: Sailko, Wikimedia Commons