Quando Firenze accolse gli esuli istriani: la storia dimenticata dei Vanchetoni

Un precedente evento all'Oratorio dei Vanchetoni

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Un libro di Susanna Bino ricostruisce l’accoglienza degli esuli istriani nell’Oratorio dei Vanchetoni tra il 1947 e il 1948. Presentazione il 7 febbraio

 

Interverranno l’onorevole Marco Cellai, il giornalista e scrittore Enrico Nistri, la dirigente scolastica Anna Maria Addabbo e il presidente della Congregazione Stefano Cecconi

 

Firenze, 4 febbraio 2026 – Una pagina poco conosciuta del secondo dopoguerra fiorentino torna alla luce grazie al lavoro di ricerca di Susanna Bino, insegnante e studiosa, che ha ricostruito la vicenda dei profughi della Venezia Giulia ospitati nell’Oratorio dei Vanchetoni tra il 1947 e il 1948. Il volume, “Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze. La vicenda dei Vanchetoni (1947-1948)”, sarà presentato sabato 7 febbraio alle 17.30 proprio nell’Oratorio della Congregazione dei Vanchetoni, in via Palazzuolo.

Prima della presentazione, alle 17.00, verrà inaugurata la mostra Le sfumature del Ricordo, realizzata dagli studenti della classe 4ª della scuola Russell-Newton di Scandicci, frutto di un progetto di ricerca storica e formazione scuola-lavoro.

Il libro nasce da una storia familiare. I genitori dell’autrice, entrambi giovanissimi – lei di appena dieci anni, lui quindicenne – arrivarono a Firenze da Pola insieme ad altri esuli istriani e furono accolti nei locali della confraternita dei Vanchetoni. Doveva essere una sistemazione temporanea, di poche settimane. In realtà la permanenza si protrasse per un anno, coinvolgendo fino a settanta persone stipate tra cappelle, sagrestia e ambienti attigui all’oratorio.

Le condizioni di vita furono durissime: un solo servizio igienico e un solo rubinetto per tutti, fornelli improvvisati sugli altari, fino alla sospensione della corrente elettrica per morosità. In un momento di emergenza estrema, per scaldarsi e cucinare venne acceso persino un falò all’interno della chiesa, mettendo a rischio un complesso di grande valore artistico.

Una ricostruzione puntuale, basata su documenti conservati negli archivi della Congregazione, dell’Arcidiocesi, dello Stato e del Comune di Firenze, oltre ad atti parlamentari, articoli di giornale e fotografie d’epoca. Come sottolinea lo storico Gianni Silei, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena e autore dell’introduzione, il lavoro «unisce rigore scientifico e dimensione umana, rafforzando il valore storico del racconto».

Non solo la sofferenza degli esuli, ma anche le difficoltà vissute dalla Congregazione dei Vanchetoni emergono con chiarezza. La confraternita accettò l’accoglienza nello spirito cristiano di assistenza, anche su sollecitazione del cardinale Elia Dalla Costa e di Giorgio La Pira, ma si trovò presto a gestire una situazione al limite, come ricorda nella prefazione il presidente Stefano Cecconi.

Il volume si chiude con una postfazione di Elio Varutti, che ricostruisce gli altri luoghi fiorentini di accoglienza degli esuli, e con alcuni appunti del padre dell’autrice, Antonio, che negli ultimi anni di vita ha voluto fissare per iscritto i ricordi di quel periodo.

Alla presentazione interverranno, insieme all’autrice, l’onorevole Marco Cellai, il giornalista e scrittore Enrico Nistri, la dirigente scolastica Anna Maria Addabbo e il presidente della Congregazione Stefano Cecconi.

La mostra Le sfumature del Ricordo resterà visitabile nel vestibolo dell’Oratorio dei Vanchetoni sabato 7, martedì 10 e sabato 14 febbraio, dalle 15 alle 17, offrendo uno sguardo giovane e partecipato su una storia che Firenze ha rischiato di dimenticare.

Una vicenda che parla di accoglienza, emergenza e memoria, e che restituisce alla città un tassello importante del suo passato recente.