Quando i difensori degli alberi diventano i difensori delle motoseghe

albero abbattuto

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Tra cifre sui benefici ambientali e progetti già definiti, resta una domanda: le alternative meno invasive sono state davvero valutate?

 

Leggo su Nove da Firenze un appassionato intervento a sostegno della tramvia Libertà–Rovezzano. E scopro, con una certa meraviglia, che per difendere gli alberi bisogna prima spiegare quanto sia utile abbatterli in nome della lotta all’inquinamento. Una vera acrobazia ambientalista, difficile da credere. Allora provo a dare anch’io i numeri.

Primo. Il tracciato non è un dogma religioso. Esistono proposte alternative e i cittadini chiedono semplicemente che vengano esaminate e discusse pubblicamente, con dati e progetti sul tavolo. Possibilmente prima che arrivino le motoseghe.

Secondo. La tramvia non è l’unica forma di trasporto pubblico esistente. Il tram su rotaia è una tecnologia antica, oggi affiancata da sistemi elettrici più flessibili e potenzialmente meno invasivi. Possibile che nella Firenze del XXI secolo non si possa neppure discutere se esistano soluzioni più adatte alla struttura della città? La modernità, evidentemente, consiste nel considerare intoccabile una scelta già fatta e nel non discuterla.

Terzo. Arriva l’ambientalismo di pronto soccorso. Di fronte alle contestazioni per l’abbattimento di centinaia di alberi maturi, ecco intervenire alcune voci dell’ambientalismo, non tanto per chiedere se sia possibile salvarli, quanto per ricordarci i benefici generali della tramvia. E giù cifre mirabolanti: migliaia di automobili eliminate, milioni di tonnellate di CO₂ risparmiate, decine di migliaia di alberi evocati a sostegno dei benefici ambientali. Sarebbe interessante, oltre a conoscere le fonti e i metodi di calcolo, capire che cosa dimostrino sulla necessità di abbattere proprio quegli alberi.

Quarto. Excusatio non petita, accusatio manifesta. Nessuno ha chiesto a chi afferma di difendere gli alberi una predica sui benefici del trasporto pubblico. Si chiede perché sia stato scelto questo tracciato, perché non si discutano seriamente le alternative e perché si debba sacrificare un patrimonio arboreo che ha impiegato decenni a crescere.

Quinto. Il soccorso verde all’amministrazione. Arriva quello che, almeno ai miei occhi, somiglia a un soccorso alle decisioni dell’amministrazione. Una sorta di Croce Rossa dell’ambientalismo, chiamata non a salvare gli alberi, ma a difendere le ragioni di chi ne ha previsto l’abbattimento.

Tutti in piedi, applausi a scena aperta, perché siamo passati dalla difesa del legno alla difesa del ferro. Il passo è stato breve, solo un saltino. Basta cambiare binario.

A questo punto vorrei rivolgere una semplice domanda alle associazioni ecologiste che sostengono questo progetto: avete valutato anche le alternative che potrebbero consentire di salvare una parte degli alberi, oppure ritenete che il tracciato prescelto sia comunque la soluzione migliore?

Perché sostenere il trasporto pubblico è una cosa, considerare indiscutibile ogni scelta progettuale compiuta in suo nome è un’altra.

E se persino chi dovrebbe difendere gli alberi si preoccupa soprattutto di spiegare perché sia giusto abbatterli, alle piante non resta che cercarsi un altro avvocato.