“La Regione Toscana ha finanziato a Prato i cosiddetti PIR – Punti di Intervento Rapido – con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il pronto soccorso. Un’idea che sulla carta poteva anche avere senso. Nella realtà, si è trasformata in un’operazione a vantaggio di pochi e a carico di tutti”. Inizia così l’affondo di Aldo Godi, candidato al consiglio comunale a Prato nella lista di Fratelli d’Italia. L’accusa sulla gestione della sanità in provincia è frontale.
“L’unico Pir attivo a Prato ha sede in via Frà Bartolomeo, ma lo sanno in pochi, ed è l’unica struttura che ospita una Casa della Salute in città – dice -. Il costo? 40 euro all’ora, 12 ore al giorno. Vale a dire 500 euro al giorno di denaro pubblico. La media di accessi? Praticamente zero pazienti al giorno o poco più. Il pronto soccorso non ha visto ridurre di una virgola i propri accessi. I medici impiegati al Pir lavorano di giorno, in reperibilità di sei ore, e vengono pagati quasi il doppio rispetto a una guardia medica notturna. Viene da chiedersi perché”.
Le guardie mediche: una rete che crolla
“A dispetto dei Pir, le guardie mediche tradizionali – presidio fondamentale per i cittadini nelle ore notturne e nei weekend – sono state progressivamente svuotate – prosegue Godi -. Il motivo è semplice: guadagnano la metà. Nessuno vuole più fare guardia medica, e Prato è oggi gravemente sprovvista di questo servizio essenziale.
Per aggravare ulteriormente la situazione, una delle guardie mediche rimaste è stata ricollocata nel vecchio ospedale: un edificio senza ascensore, al primo piano, inaccessibile per chiunque abbia difficoltà motorie o utilizzi una sedia a rotelle. Non esiste nemmeno un posto dove i medici possano riposare durante i turni notturni. Il minimo sindacale non è garantito. Le guardie mediche dipendono dall’ASL, ma il Comune di Prato non ha fatto nulla per intervenire o sollecitare soluzioni. Un silenzio che è complicità”.
Le Case della Salute: solo un mattone e tante promesse
“Le Case della Salute erano state concepite come strutture integrate, con medici di medicina generale, specialisti e servizi diagnostici disponibili sul territorio. Una risposta concreta al sovraffollamento del pronto soccorso. Nella realtà pratese, sono contenitori vuoti, esistenti solo sulla carta – attacca Godi -. A San Paolo, il governatore Giani ha posato simbolicamente un mattone. Solo un mattone: nient’altro è stato costruito.
L’emergenza pronto soccorso
“Prato conta ufficialmente circa 200.000 abitanti, anche se ufficiosamente sono assai di più – dice -. Il territorio dispone di un unico pronto soccorso, pensato ipotizzo per una città di 120.000 abitanti, dove l’ottanta per cento dei pazienti non avrebbe in realtà bisogno di ricorrere al pronto soccorso se sul territorio esistessero servizi funzionanti. I PIR, distribuiti capillarmente, avrebbero potuto essere la risposta giusta. Invece ne esiste uno solo, assolutamente ignoto ai più e di fatto inutilizzato. Alla luce di tutto ciò chiediamo a Regione Toscana, Asl e Comune: quanti pazienti ha effettivamente visitato il PIR dalla sua apertura ad oggi? Qual è il costo complessivo sostenuto finora per questa struttura? Quando verranno ripristinate e potenziate le guardie mediche sul territorio? Quando la Casa della Salute di San Paolo diventerà operativa? I cittadini di Prato meritano una sanità che funzioni. Chi governa questa città e questa Regione deve rendere conto di queste scelte”.

