Fino al 31 luglio al TIAC International
di Lorenzo Sibilla
Visitare la mostra SUTURA significa immergersi in uno spazio dove la pittura non è solo mezzo espressivo, ma vera e propria pelle viva dell’anima. In esposizione presso TIAC International (via Luna, 8r – Firenze) fino al 31 luglio 2025, il progetto – curato da Virginia Gori e Jiarun Zhu – raccoglie le opere di undici giovani artisti provenienti dal corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, coordinato dal professor Valdi Spagnulo e Giandomenico Semeraro.
Il titolo SUTURA è già dichiarazione di poetica: un gesto chirurgico, umano, simbolico. Le opere raccontano ciò che rimane dopo la ferita, ciò che emerge dal processo di guarigione, ciò che si nasconde sotto le superfici. Ogni tela è un campo di tensione fra visibile e invisibile: materia e memoria si incontrano, si contrastano, si ricuciono.
In una pittura che si fa anche corpo, emergono gesti materici, stratificazioni intime, tagli e ricuciture, ma anche leggerezze impalpabili che evocano il dolore sommesso. Non c’è mai un estetismo sterile, ma un’urgenza emotiva che si riversa nei materiali e nella composizione.
Le opere diventano ferite e allo stesso tempo balsami, cicatrici che parlano, superfici che svelano una lotta silenziosa e profondissima.
Gli undici artisti coinvolti – Romesh Bothalage, Jacques Boverod, Angelica Cancilleri, Virginia Cazzola, Giovanna Ciullo, Luca Leidi, Camilla Mazzone, Valentina Morini, Veronica Scitta, Mo Xu, Yidan Zhang – hanno saputo affrontare, ognuno con il proprio linguaggio visivo, un tema esistenziale con grande consapevolezza formale e concettuale. Le curatrici Gori e Zhu, da parte loro, dimostrano un raffinato senso della relazione tra opere, spazio e contenuto, offrendo un percorso espositivo coerente, meditato, capace di guidare lo spettatore verso una lettura profonda delle dinamiche interne alla pittura contemporanea.
SUTURA è una mostra che merita attenzione non solo per il valore tecnico e poetico delle opere, ma anche per il suo contenuto umano e civile. È un esempio riuscito di come l’arte accademica possa farsi anche attuale, critica, necessaria.