Firenze alle prese con un nuovo e inquietante segnale di insicurezza urbana. Non solo spaccate, ma un nuovo allarme che sembra allargarsi a macchia d’olio
Tombini divelti, lasciati aperti, con sporcizia e detriti riversati sull’asfalto. Accade nel centro storico e in diversi quartieri della città. Non si tratta più soltanto di episodi isolati legati a spaccate o vandalismi: la segnalazione rilanciata da “Il mondo che vorrei” accende un faro su un fenomeno ripetuto, inquietante, che alimenta paura e rabbia tra i cittadini.
Come ormai è noto, i tombini vengono spesso usati come armi improprie per spaccare vetrine di attività commerciali. Ma in altri casi non c’è alcun furto immediato: i chiusini vengono divelti, svuotati del contenuto e abbandonati aperti, creando un serio pericolo per pedoni, ciclisti e automobilisti. Il video mostra un individuo incappucciato che sarebbe stato visto più volte mentre compie queste azioni, senza apparente timore di essere fermato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strade più insicure, marciapiedi trasformati in trappole, e un senso diffuso di degrado: ogni tombino aperto è un rischio concreto, ogni episodio non chiarito è benzina sul fuoco della sfiducia.
La domanda che rimbalza sui social è sempre la stessa: cosa sta succedendo a Firenze? Mancano controlli? Mancano interventi rapidi? O manca una strategia complessiva per prevenire e reprimere questi atti? Il silenzio delle istituzioni, o la lentezza delle risposte, amplifica il malcontento e lascia spazio a ipotesi, sospetti e derive pericolose nel dibattito pubblico.
“Povera Firenze, una perla in balia dei porci”, commenta qualcuno senza mezzi termini. E c’è chi racconta episodi precisi, come nella zona di piazza San Jacopino, dove “in una sola notte sono stati tolti tre tombini”, lasciando la strada in condizioni pericolose per chiunque. Non manca il sarcasmo amaro, che spesso è solo un altro modo di esprimere rabbia: “Sta pulendo i tombini al posto di chi dovrebbe farlo, così almeno non si allaga la città”, ironizza un utente. Ma dietro le battute emergono accuse dirette e un senso di abbandono: “Qui non è più degrado, è abbandono”, scrive un altro. C’è chi prova a dare una spiegazione pratica, parlando di persone che frugano nei tombini “con la speranza di trovare spiccioli o qualcosa che cade alla gente”, e chi invece scivola nel sospetto: “Non è che ci nascondono droga?”, “Secondo me ci infilano roba per lo spaccio”. Ipotesi diverse, spesso contraddittorie, ma tutte figlie dello stesso vuoto: l’assenza di risposte chiare.
Intanto i rischi sono reali. “Invece di camminare a testa alta, bisogna guardare dove mettere i piedi, altrimenti ogni cinque secondi si rischia di cadere”, osserva una cittadina. Il dibattito online diventa anche sfogo politico e sociale, con accuse alle istituzioni e a chi governa la città e il Paese. Ma al di là delle polemiche, resta un dato concreto: tombini aperti significano pericolo, incuria, perdita di controllo del territorio. “Poi non dicono che siamo già al terzo mondo”, scrive qualcuno, sintetizzando un sentimento diffuso di declino.
Foto: Facebook
Un’epidemia di tombini divelti dalle strade di Firenze: cosa sta succedendo?
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Firenze alle prese con un nuovo e inquietante segnale di insicurezza urbana. Non solo spaccate, ma un nuovo allarme che sembra allargarsi a macchia d’olio
Tombini divelti, lasciati aperti, con sporcizia e detriti riversati sull’asfalto. Accade nel centro storico e in diversi quartieri della città. Non si tratta più soltanto di episodi isolati legati a spaccate o vandalismi: la segnalazione rilanciata da “Il mondo che vorrei” accende un faro su un fenomeno ripetuto, inquietante, che alimenta paura e rabbia tra i cittadini.
Come ormai è noto, i tombini vengono spesso usati come armi improprie per spaccare vetrine di attività commerciali. Ma in altri casi non c’è alcun furto immediato: i chiusini vengono divelti, svuotati del contenuto e abbandonati aperti, creando un serio pericolo per pedoni, ciclisti e automobilisti. Il video mostra un individuo incappucciato che sarebbe stato visto più volte mentre compie queste azioni, senza apparente timore di essere fermato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strade più insicure, marciapiedi trasformati in trappole, e un senso diffuso di degrado: ogni tombino aperto è un rischio concreto, ogni episodio non chiarito è benzina sul fuoco della sfiducia.
La domanda che rimbalza sui social è sempre la stessa: cosa sta succedendo a Firenze? Mancano controlli? Mancano interventi rapidi? O manca una strategia complessiva per prevenire e reprimere questi atti? Il silenzio delle istituzioni, o la lentezza delle risposte, amplifica il malcontento e lascia spazio a ipotesi, sospetti e derive pericolose nel dibattito pubblico.
“Povera Firenze, una perla in balia dei porci”, commenta qualcuno senza mezzi termini. E c’è chi racconta episodi precisi, come nella zona di piazza San Jacopino, dove “in una sola notte sono stati tolti tre tombini”, lasciando la strada in condizioni pericolose per chiunque. Non manca il sarcasmo amaro, che spesso è solo un altro modo di esprimere rabbia: “Sta pulendo i tombini al posto di chi dovrebbe farlo, così almeno non si allaga la città”, ironizza un utente. Ma dietro le battute emergono accuse dirette e un senso di abbandono: “Qui non è più degrado, è abbandono”, scrive un altro. C’è chi prova a dare una spiegazione pratica, parlando di persone che frugano nei tombini “con la speranza di trovare spiccioli o qualcosa che cade alla gente”, e chi invece scivola nel sospetto: “Non è che ci nascondono droga?”, “Secondo me ci infilano roba per lo spaccio”. Ipotesi diverse, spesso contraddittorie, ma tutte figlie dello stesso vuoto: l’assenza di risposte chiare.
Intanto i rischi sono reali. “Invece di camminare a testa alta, bisogna guardare dove mettere i piedi, altrimenti ogni cinque secondi si rischia di cadere”, osserva una cittadina. Il dibattito online diventa anche sfogo politico e sociale, con accuse alle istituzioni e a chi governa la città e il Paese. Ma al di là delle polemiche, resta un dato concreto: tombini aperti significano pericolo, incuria, perdita di controllo del territorio. “Poi non dicono che siamo già al terzo mondo”, scrive qualcuno, sintetizzando un sentimento diffuso di declino.
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