Urbanistica, la giunta boccia la proposta per gare di progettazione e trasparenza: è questa la “svolta” di Funaro?

isola galleggiante

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La maggioranza respinge una proposta di trasparenza per la progettazione delle opere pubbliche a Firenze: si prediligono i vecchi meccanismi clientelari

 

Il dibattito su urbanistica e opere pubbliche a Firenze continua a rivelare una politica sempre più arroccata nei vecchi sistemi, e dove la trasparenza sembra essere un valore sempre più marginale. La mozione bocciata ieri in Consiglio Comunale dal PD, dalla lista AVS-Ecolò e dalla Lista Funaro, chiedeva di stabilire come prassi fondamentale per la realizzazione di opere pubbliche la gara di progettazione, rifiutando i progetti “regalati” da soggetti privati. Ma la risposta della maggioranza è stata un secco no.

“Prediligere lo strumento della gara di progettazione come via prioritaria rispetto alle gare di affidamento degli incarichi per la definizione dei progetti di opera pubblica”, spiegano i firmatari della proposta, tra cui Dmitrij Palagi, Antonella Bundu e Pietro Poggi di Sinistra Progetto Comune. Si tratta di una richiesta che, secondo loro, era “semplice, persino dovuta”, e che avrebbe segnato l’inizio di una nuova stagione per la città. Una stagione che, invece, continua a sfuggire. Da tempo, infatti, esperti del settore, come la Fondazione dell’Ordine degli Architetti, si erano espressi a favore di un cambiamento che ponesse al centro la “dignità del lavoro”, soprattutto di chi si occupa della progettazione. L’obiettivo, affermano i firmatari della mozione, è quello di garantire che le trasformazioni della città avvengano attraverso procedure pubbliche, “trasparenti ed eque”, evitando che chi dispone di mezzi economici superiori possa essere avvantaggiato, anche se le sue azioni sono mosse dalla “generosità”. Purtroppo, però, è difficile intravedere segnali di vera innovazione. E i casi sono molteplici.

I firmatari portano ad esempio il mercato di Sant’Ambrogio, dove una procedura pubblica è stata interrotta da una donazione, portando a un progetto brutto e malfatto. Oppure l’isola di plastica sull’Arno, un’idea proveniente da un architetto milanese ma che oggi sembra essere un capitolo chiuso, nonostante fosse stato un altro progetto “regalato” senza passare per le vie ufficiali. La storia di via Palazzuolo è ancora più emblematica: qui la Fondazione Cassa di Risparmio ha preso il controllo della situazione – denunciano i firmatari della mozione – come se fosse “padrona” della città, senza passare attraverso un concorso pubblico. Non da meno, la vicenda di piazza dei Ciompi, dove l’allora Sindaco Nardella, sui social, annunciò un progetto regalatogli da un architetto che poi fu effettivamente realizzato, senza alcuna gara.

Questi episodi, secondo gli autori della mozione, dimostrano chiaramente come la “vecchia scuola” continui a prevalere, una scuola che non crede nella meritocrazia, nella competizione e nella trasparenza. Eppure, i firmatari della mozione insistono: “Le trasformazioni pubbliche devono avvenire tramite procedure pubbliche, trasparenti ed eque”. Perché, dicono, “non è accettabile che chi ha più mezzi possa avere una posizione avvantaggiata, anche se dovesse agire unicamente per generosità e non per ritorno di immagine”. Eppure, nelle intenzioni del nuovo centrosinistra, non sembra esserci traccia di una vera svolta. La città, intanto, attende un segnale di cambiamento.

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