In via della Chimera, il decoro sembra essere diventato proprio come il nome della strada: un’illusione irraggiungibile
L’ultimo Question Time in Consiglio Comunale ha confermato che, per l’amministrazione fiorentina, rimuovere una montagna di rifiuti non è una questione di pulizia, ma un complesso incastro burocratico che pare non avere fine.
Durante il dibattito di ieri, la capogruppo di Fratelli d’Italia Angela Sirello ha incalzato la giunta chiedendo tempi certi per il ripristino dell’area, ormai trasformata in una discarica a cielo aperto che soffoca i residenti del Quartiere 2. La risposta ricevuta, però, è stata l’ennesima “fumata nera”. L’amministrazione ha infatti subordinato la rimozione dei rifiuti alla conclusione delle procedure amministrative per il rilascio dei nuclei abitativi ancora occupati, citando la necessità di gestire non meglio precisate “fragilità sociali“.
Una posizione che ha suscitato la ferma reazione dell’opposizione. Secondo Sirello e il consigliere Matteo Chelli, legare la pulizia di un’area degradata al destino dei pochi nuclei familiari rimasti è solo un modo per giustificare l’immobilismo. Il paradosso sollevato è semplice: se sotto il viadotto dell’Indiano si è riusciti a intervenire con efficacia, perché in via della Chimera tutto resta immobile? Il sospetto è che dietro il richiamo ai “massimi sistemi” e alle fragilità si celi la difficoltà di gestire l’ordinaria amministrazione. Dopo anni di promesse, rimpalli di responsabilità tra il Comune e la presidenza del Quartiere e annunci di percorsi semestrali che sembrano non partire mai, la pazienza dei cittadini è esaurita. Mentre la politica discute di iter interdirezionali, la catasta di rifiuti cresce, lasciando i fiorentini con una domanda amara: se non si riesce a risolvere un problema così circoscritto nel cuore di un capoluogo come Firenze, quale sia il reale senso di questa gestione amministrativa. Per ora, l’unica certezza è che per via della Chimera bisognerà avere ancora molta, troppa pazienza.


