FOCUS LFCV | Quando il futuro è già passato: Sant’Orsola apre ora (forse) nel 2028. Ma non doveva aprire quest’anno?

SANT'ORSOLA

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Dopo il sopralluogo della Commissione urbanistica e del consigliere delegato al patrimonio della Città Metropolitana, ora si annuncia che il complesso aprirà nel 2028

 

E’ notizia di oggi che la Commissione urbanistica del comune di Firenze presieduta da Renzo Pampaloni, col consigliere delegato al patrimonio della Città Metropolitana Nicola Armentano, ha effettuato un sopralluogo al complesso di Sant’Orsola. Il complesso – ricordiamolo –  è di proprietà dell’amministrazione pubblica, ma il privato, Artea, previa realizzazione degli interventi di recupero, potrà utilizzarlo per il tempo massimo consentito dalla convenzione, ovvero 50 anni. L’investimento da parte della Società francese è stato stimato al momento della presentazione della proposta poi accettata dalla Città metropolitana di circa 31.500.000,00 di euro. A questo si aggiunge la corresponsione di un canone annuo di € 125.000,00, che solo per la stretta durata dei lavori sarà ridotto al 10%. I lavori, che ora dovranno concludersi in circa 32 mesi, renderanno fruibile alla cittadinanza il complesso entro la fine del 2028.

All’interno del complesso troveranno spazio una biblioteca oltre ad imprese di artigianato artistico e tradizionale come oreficeria, pelle, ceramica e altro ancora, uno spazio anche per un centro di formazione ed avviamento alla professione ma anche sale riunioni, spazi di lavoro condivisi, fab-lab e spazi CoDesign, una Scuola per circa 3.400 m²: scuola d’arte e restauro di opere d’arte, scuola di musica, scuola di danza, scuola di design, una ludoteca per circa 240 m² dove uno spazio sarà dedicato al gioco e al tempo libero per i bambini con attrezzature dedicate alle capacità motorie e all’apprendimento artistico o per l’avvio alla gastronomia e alla cucina in connessione con i ristoratori installati nel complesso, ed infine un museo per circa 620 m² che ripercorrerà la storia di Sant’Orsola attraverso i secoli, organizzando scavi archeologici e installazioni per presentare la storia della trasformazione del complesso, ma anche la storia della leggenda di Lisa Gherardini.

Tutto molto bello. Peccato, però, che sia l’ennesima promessa di rinascita per il monastero benedettino sorto nel 1309, dove secondo la tradizione, visse e fu poi sepolta proprio Lisa Gherardini, la probabile modella della Gioconda di Leonardo da Vinci. Proviamo di seguito a ricostruire le vicende novecentesche del luogo ancora in cerca di una rinascita.

La cronistoria
La rinascita di Sant’Orsola pare una novella dello stento che proveremo a raccontarvi.

  • Con le leggi napoleoniche di soppressione degli ordini religiosi, il monastero venne chiuso e trasformato all’inizio dell’Ottocento in sede della Manifattura Tabacchi, che vi rimase fino al 1940.
  • Dopo la seconda guerra mondiale, il complesso fu utilizzato come centro di accoglienza per i profughi giuliano-dalmati e istriani (circa 580 persone), costretti all’esodo dalle loro terre dopo il conflitto. Questo episodio è stato (finalmente) recentemente ricordato con una targa commemorativa scoperta nel 2025 per ricordare quei passaggi storici. Con la fine dell’uso come centro profughi il complesso entra in una lunga fase di declino e progressivo abbandono.
  • Gli anni più bui sembrano però terminare nel 1985, quando viene avviato il primo ambizioso progetto di rinascita, che prevede di trasformare Sant’Orsola in caserma della Guardia di Finanza: si prevedono lavori invasivi che altereranno parte della struttura e così il cantiere si ferma e il progetto decade, lasciando l’edificio di nuovo incompiuto  e abbandonato.
  • Lo sarà per moltissimi anni fino a quando nel 2007, finalmente, anche gli enti pubblici si accorgono di questo splendido monastero in stato di abbandono nel centro storico della città e lo mettono nella loro agenda. La Provincia di Firenze avvia atti amministrativi e protocolli con Demanio, Regione e Comune con l’obiettivo di recuperare il sito, coinvolgendo cittadini e associazioni nella definizione di destinazioni d’uso. Negli anni a seguire si alternano progetti preliminari, incluso l’inserimento degli scavi e la proposta di una scuola artistica o altri poli culturali, ma tutto finisce sempre senza un nulla di fatto.
  • Nel 2011 viene approvato un progetto unitario di recupero: un primo vero e proprio passo amministrativo, ma che resa solo sulla carta.
  • Nel 2017 il Comune di Firenze annuncia programmi di valorizzazione con funzioni miste (museale, creativo, ricettivo), ma anche questi restano in gran parte non realizzati o bloccati.
  • La svolta, sulla carta, arriva nel 2020 con la selezione del gruppo Artea, società francese che vince la gara per la riqualificazione dello storico complesso con una concessione pluridecennale (50 anni) conferita dalla Città Metropolitana di Firenze.
  • Nel maggio 2023, Sant’Orsola riapre temporaneamente al pubblico dopo quasi 40 anni con la mostra Oltre le mura di Sant’Orsola, un evento di un mese per offrire un primo assaggio del luogo mentre si lavora al recupero completo.
  • Il 22 aprile 2024 segna un momento importante: la consegna delle chiavi da parte della Città Metropolitana a Artea, e l’avvio formale del progetto dopo tanti anni di attesa. I cronoprogrammi parlano di un cantiere lungo circa 30 mesi, con possibile completamento tra 2026 e 2027.
  • A fine 2025 i lavori di consolidamento e riorganizzazione dei cortili e degli spazi interni prendono concretezza, con ricostruzione di percorsi, spazi pubblici, scuole, aree culturali, atelier per artisti, musei, foresterie per studenti e servizi per la comunità. L’apertura ufficiale del Museo Sant’Orsola si annuncia, è prevista tra la fine del 2026 e il 2027.
  • Nel febbraio 2026, si (ri)annuncia che Sant’Orsola tornerà fruibile alla cittadinanza entro la fine del 2028.
    Altri due anni di rinvio, ma meglio dirlo a bassa voce…

La storia di Sant’Orsola è paradigmatica di molte grandi architetture storiche italiane: un monumento che attraversa secoli di vissuto, trasforma funzioni, ospita vite e memorie (come quella dei profughi istriani), soffre di abbandoni e rinvii, e infine trova un nuovo progetto di rigenerazione dopo decenni di promesse e tentativi di recupero ancora non terminati. Il racconto di questo luogo è così uno specchio della città stessa di oggi, tra passato e futuro, memoria e innovazione. Dove il verbo più coniugato è quello al futuro: faremo, vedremo, stiamo lavorando….

Il complesso di Sant’Orsola che aspetta da decenni di rinascere