FOCUS LFCV | Ex Lupi di Toscana, addio all’housing sociale pubblico. La gestione passa a un fondo d’investimento, tra polemiche trasversali

GERMOGLI PH 11 APRILE 2017 SCANDICCI EX CASERMA GONZAGA LUPI DI TOSCANA PROGETTO MOSCHEA

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Mentre il Comune di Firenze affida gran parte della rigenerazione dell’ex caserma a un fondo immobiliare privato con un’offerta minima e senza concorrenza, le opposizioni denunciano un fallimento strutturale nella gestione del patrimonio pubblico e un tradimento delle promesse di housing sociale per contrastare l’emergenza abitativa

 

L’ex caserma Lupi di Toscana avrebbe dovuto incarnare il fiore all’occhiello della rigenerazione urbana post-Covid. Il Comune di Firenze aveva ereditato l’area dal Demanio nel 2015 (dopo un accordo del 2014) e l’aveva destinata a un grande progetto di trasformazione: al posto di una caserma abbandonata e degradata da decenni, doveva nascere un nuovo quartiere misto con enfasi sull’housing sociale (alloggi a canone calmierato o convenzionato, oltre 36mila metri quadri), edilizia residenziale pubblica (ERP), uno studentato pubblico, un grande parco urbano di circa 5,5 ettari, orti urbani, servizi per l’infanzia, spazi pubblici e una nuova viabilità. L’amministrazione (prima Nardella, poi Funaro) lo ha presentato per anni come un’operazione simbolo di rigenerazionei inclusiva e attenta alle fasce deboli, con un processo partecipativo avviato già nel 2015-2021.

Per la parte di housing sociale (circa il 70% dell’edificato residenziale previsto, ovvero alloggi in locazione a canone convenzionato, non in vendita libera) e di alcune opere collegate incluse funzioni complementari, il Comune ha scelto di non realizzarla direttamente con fondi pubblici al 100%, ma di concedere il diritto di superficie (per 65-90 anni) su una porzione dell’area ad un operatore privato. Ora, a febbraio 2026 è arrivata la determina di affidamento: unico offerente è stato InvestiRE Sgr (con sede a Roma), gestore del fondo Abitaequo, con un’offerta di circa 4,08 milioni di euro (leggermente sopra la base d’asta di 3,995 milioni) e un punteggio tecnico complessivo di 43,5/100. Abitaequo è un veicolo finanziario specializzato nel social housing “ibrido”: privato ma con forte impatto sociale, progettato per attrarre capitali istituzionali interessati a rendimenti nel social housing a reddito.

Questa assegnazione, divulgata oggi, ha fatto divampare un nuovo round di scontro politico, scatenando accuse – ormai familiari nel lungo arco delle amministrazioni Nardella/Funaro – di svendita del patrimonio pubblico e tradimento delle promesse comunali. “L’operazione Ex Lupi di Toscana è stata per anni la risposta ai nostri interventi critici sulla gestione del patrimonio pubblico, sulla vendita degli immobili e sulle trasformazioni urbanistiche. Il processo partecipativo non ha fornito potere alla cittadinanza. L’ha illusa di poter essere protagonista. E nel tempo si sono create le condizioni perché l’operazione fosse l’occasione per una società privata di subentrare. Un fondo immobiliare finirà a gestire un progetto ritenuto centrale, senza neanche aver raggiunto un punteggio alto, per assenza di concorrenza (quindi non ci si venga a parlare di libero mercato virtuoso). Questa prospettiva pubblico-privato sembra essere il futuro a cui guarda il centrosinistra. Lo abbiamo già denunciato, la cosa riguarda persino il patrimonio ERP esistente. I tempi di vita non sono i tempi della finanza: la sproporzione tra il diritto di superficie per 65-90 anni e un vincolo di social housing di 20 anni sono evidentemente a sfavore del pubblico. In questo momento di forte emergenza abitativa e di aumento delle diseguaglianze andrebbero aumentate le case popolari e le soglie di accesso. Le fasce grigie sono sempre più povere e il diritto alla casa deve essere garantito senza concepirlo come carità per chi è più in difficoltà“, tuonano Dmitrij Palagi, Antonella Bundu e Giulia Marmo di Sinistra Progetto Comune.

Non da meno Massimo Sabatini della Lista civica Eike Schmidt, che pur non opponendosi ai privati in astratto, affonda il colpo sulla discrepanza tra annunci e realtà: “Sono convinto che il coinvolgimento dei privati possa essere, con una chiara regia pubblica, proficuo per la nostra città; del resto, fino ad oggi, a mancare è stato proprio il Comune. Gli annunci si sprecano, le promesse di svolte pure, i fatti mancano ancora. Esistono, inoltre, formule incentivanti come i partenariati, per esempio, che possono essere la cornice adatta. Ciò che stona è l’enfasi retorica, e un po’ ideologica, sulla rigenerazione degli ex Lupi di Toscana, che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione Funaro e invece sembra essere nettamente appaltata al privato. Farò subito degli approfondimenti in materia per capire se ai proclami seguono fatti concreti. Perché in questa città i cittadini hanno finalmente cominciato a capire che, con questa maggioranza il problema nasce quando si passa dalla vetrina comunicativa agli strumenti concreti, evidenziando come il cantiere, previsto per il 2026 dopo demolizioni e bonifiche, nonostante gli altisonanti annunci di progetti pubblici, si stia immancabilmente trasformando nell’ennesimo caso di cessione di diritto di superficie ai privati.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli

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