La “Control Room” fiorentina, pur essendo equipaggiata con 1.600 telecamere, fallisce nel garantire sicurezza dopo le 19 di sera, quando il personale termina il turno. Una mozione di Sabatini (Lista Schmidt), che chiedeva il presidio notturno della Control Room, fu bocciata dalla giunta nel 2025
Di Roberto Vedovi
Firenze oggi si risveglia con il cuore pesante e la rabbia che morde lo stomaco. Il racconto della violenza consumata la notte di San Valentino ai danni di un diciassettenne sulla tramvia non è solo la cronaca di un crimine brutale; è lo specchio deformante di una città che ha deciso di barattare la prevenzione con la tecnologia postuma. Mentre le istituzioni si affannano a lodare l’efficienza delle indagini e la cattura del colpevole avvenuta in 48 ore grazie alle telecamere, resta un vuoto pneumatico che nessuna conferenza stampa può colmare: il dolore di quel ragazzo si poteva evitare.
Il paradosso fiorentino è tutto qui. Abbiamo 1.600 occhi elettronici che osservano ogni angolo, un investimento da 4,5 milioni di euro per una “Control Room” definita un fiore all’occhiello tecnologico, eppure, nel momento del bisogno, quegli occhi erano chiusi. O meglio, stavano registrando il film di un orrore senza che nessuno, dall’altra parte dello schermo, potesse muovere un dito in tempo reale.
Si, perchè la “control room” alle 19 di sera chiude. O meglio, il personale torna a casa e se ne riparla alle 7 del giorno dopo.
Siamo diventati spettatori eccellenti dei nostri drammi, campioni del mondo nel riavvolgere il nastro per dire “ecco, si vede tutto chiaramente”, dimenticando che la sicurezza non è un archivio storico, ma un atto di protezione presente. Questa tragedia non è figlia del caso, ma di una precisa scelta politica che ha radici in un recente passato. Bisogna avere il coraggio di ricordare il maggio del 2025, quando il consigliere Massimo Sabatini presentò la mozione n. 657. Un atto che, con amara preveggenza, chiedeva di garantire la presenza di personale della Polizia Municipale nella Control Room anche durante le ore serali e notturne. Quella proposta, che oggi suona come un ultimo avviso inascoltato, fu rispedita al mittente da una maggioranza arroccata su posizioni ideologiche e argomentazioni che, alla luce dei fatti, appaiono oggi surreali.
In commissione si udirono giustificazioni che gridano vendetta. Si sostenne, con una logica degna del miglior teatro dell’assurdo, che il monitoraggio notturno presso la sede di Palazzo Guadagni fosse sufficiente, rendendo di fatto inutile l’impiego della Control Room nelle ore più buie. Ma allora, ci si chiede, a cosa servono milioni di euro di tecnologia se poi ci si affida a modelli operativi superati? Si parlò di costi, sostenendo che le risorse fossero scarse. È difficile però accettare la scusa della mancanza di fondi quando si gestisce un bilancio da 900 milioni di euro: in una città che occupa stabilmente i primi posti nelle classifiche della criminalità, la sicurezza non può essere considerata una voce di spesa sacrificabile, né un problema da rimpallare costantemente al governo centrale per lavarsene le mani.
Ancor più grave una tesi recente secondo cui la Control Room servirebbe principalmente a gestire le criticità del traffico, e siccome la notte la circolazione è scarsa, il servizio non sarebbe prioritario. È qui che emerge la frattura totale tra l’amministrazione e la realtà dei cittadini: la sicurezza urbana non è un sottoprodotto della viabilità. La notte fiorentina non è “tranquilla” solo perché ci sono meno auto; è, al contrario, il momento in cui la vulnerabilità aumenta e il controllo dovrebbe farsi più serrato.
Il risultato di questa miopia è un sistema che funziona dalle 7 alle 19, un “Grande Fratello” che va a dormire proprio quando i lupi escono allo scoperto. Un Paese serio, una città che si professa smart e all’avanguardia, non può permettersi di avere le prove di uno stupro ma non la capacità di evitarlo. Finché la politica preferirà i comunicati stampa patinati al presidio reale del territorio, finché l’ideologia peserà più della pelle di un diciassettenne, Firenze continuerà a essere una città bellissima da guardare, ma terribilmente sola quando si spegne la luce.
Massimo Sabatini ha annunciato che ripresenterà la mozione entro questo mese. Resta da vedere se, dopo gli sviluppi recenti, la maggioranza avrà il coraggio di respingerla nuovamente.



