Se questa è un’intervista…
A proposito di priorità per i cittadini. E di domande scomode al potere. E di giornalismo con la schiena dritta. Sara Funaro si è raccontata in una comoda intervista a Storie di Firenze, sito collegato all’agenzia Galli Torrini. Dei problemi reali nemmeno l’ombra, ma quel volutamente parlare d’altro che rivela una regia comunicativa precisa. Funaro è meno popolare, la città va malissimo, il PD ha perso voti alle Regionali: urge operazione simpatia. Ecco la comunicazione, il trucco, la “narrazione”. Si comincia con la grande rivelazione: “In città gira una mia sosia. Credo si chiami Chiara. So che qualche volta è stata fermata dai fiorentini. Mi dispiace se le hanno attribuito la colpa di qualche buca”. Poi una spalmata terzomondista per compiacere la pancia dei progressisti e l’elettorato orfano di Bergoglio: il Brasile sua seconda patria, dove ha confidato di essere stata “parecchio bene”. Ha rivelato, anche, di essersi intrattenuta a pranzo con Edmundo, il calciatore brasiliano che mollò una Fiorentina che aveva bisogno di vincere per non perdersi il carnevale. Fuggire dalla responsabilità è segno di merito? Poi un po’ di pappa del cuore per accalappiare l’elettorato catto-comunista: “Quando c’è una persona fragile per strada, ad esempio, si vedono spesso i fiorentini che si fermano a dare una mano: le portano una coperta, un panino o qualcosa da bere”. Poi, infine, la grande ammissione. No, non sul cubo, sullo stadio, su San Gallo. “Quando mi sono calata da Palazzo Vecchio vestita da elfo – ha detto Funaro, indicando il caso come sua figuraccia -. Ma anche quando ho stonato ‘Senza parole’ di Vasco Rossi”. Operazioni simpatia e cortine fumogene per mascherare i problemi reali, ma facili da disattivare. Il nostro giornale resta disponibile a intervistare il sindaco Sara Funaro nelle modalità consone al mondo dell’informazione.
