Torrino di Santa Rosa: ecco il nuovo “cubo” per gli anziani che ignora le mura medievali e i Lungarni
Siamo al Torrino di Santa Rosa, uno degli angoli più magici e dimenticati del paesaggio fluviale fiorentino. Proprio qui, sul greto d’Arno, c’è il Circolo della Rondinella del Torrino: una vera istituzione cittadina che da anni rinfresca e rincuora tante sere d’estate dei fiorentini. Un luogo alla buona, ombreggiato, con tavoli all’aperto e il rumore dell’acqua a fare da sottofondo; un punto di ritrovo del quartiere di San Frediano dove ci si beve una Moretti, si chiacchiera fino a tardi, e si condividono pranzi e cene solidali. Niente glamour qui, ma la Firenze autentica: uno di quei posti che rendono viva la città in primavera e in estate, quando il caldo spinge tutti verso il fiume.
Proprio qui, il 21 gennaio 2026, sono partiti i lavori per un nuovo centro di socializzazione per anziani, promosso dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana, con un investimento di oltre un milione di euro. Un intervento che aggiunge un nuovo edificio moderno alle strutture esistenti per ampliare gli spazi collettivi. Fin qui tutto molto bello.
Ma, a vedere i rendering del progetto, la storia cambia. Ancora una volta, manco a dirlo, la scelta (infelice) cade su un parallelepipedo piatto, (piastra, scatolone, cubetto?) che ricorda un padiglione commerciale che non stonerebbe tra le concessionarie d’auto dell’Osmannoro. Il problema è soprattutto la visione dal Lungarno: ciò che si vede è una piastra geometrica che proprio non riesce a dialogare con il contesto storico delle mura trecentesche di Verzaia e del sistema difensivo medievale.
Il progetto è stato sviluppato dagli uffici tecnici del Comune di Firenze. Ufficialmente si era parlato di «integrazione armonica con il paesaggio dell’Arno». La sindaca Sara Funaro, nel comunicato del 21 gennaio 2026, ha dichiarato: «Il nuovo centro si inserisce in questo contesto con un progetto rispettoso della storia e orientato al futuro». L’assessore alla Cultura Giovanni Bettarini aggiungeva che «la Torre di Verzaia e le mura trecentesche tornano a dialogare con il paesaggio urbano». Ma in una città in cui da anni ogni nuova edificazione sembra tutt’al più un distributore di benzina o un parcheggio d’autogrill (vedi nuova copertura del mercato di Sant’Ambrogio, vedi containers del mercato delle pulci in Piazza Annigoni), ci siamo abituati a smettere di credere ai politici quando cianciano di “dialogo”, “armonia” e “rispetto del contesto storico”.
Un blocco geometrico essenziale con linee rette, superfici piane, nessun richiamo alla pietra medievale, alle merlature, al ritmo dei Lungarni ottocenteschi. Niente tetti a falda, niente materiali tradizionali, nessuna scansione che riprenda il linguaggio del contesto, anche adattandolo a forme nuove. Insomma, una piastra: un parallelepido che si spera funzionale, ma certamente anonimo. E soprattutto dall’Arno – la prospettiva che più definisce l’identità fluviale di Firenze – l’effetto è desolante: un cubo bianco-grigio che spezza il continuum murario e sembra un prefabbricato commerciale. Sul piano normativo tutto è in regola: niente costruzione diretta sul bene monumentale, niente invasione del greto, niente altezze eccessive. Eppure il paradosso resta: la Soprintendenza tutela la “visibilità” del Torrino, ma autorizza un intervento che, una volta completato, inserisce nel paesaggio un oggetto estraneo, geometrico, dall’aspetto low-cost, che non si cura dell’unitarietà storica e paesaggistica.
Il Torrino di Santa Rosa – con la sua torre medievale, il tabernacolo e il legame intimo con l’Arno – meritava un intervento più sensibile. Dopo il restauro del Tabernacolo del Ghirlandaio, l’area aveva la possibilità di stimolare un intervento virtuoso: un centro per anziani che arricchisse il patrimonio UNESCO senza snaturarlo, magari dialogando con il Circolo della Rondinella in forme più attente al contesto. Invece si è scelta la via più neutra e più facile: un cubetto preparato dall’ufficio tecnico e approvato perché “non disturba” i vincoli, ma che dal fiume griderà a tutti i fiorentini la sua estraneità.
La durata prevista è di circa otto mesi, e la struttura, ci dicono, dovrà essere consegnata entro l’autunno 2026. Vedremo. Quando arriverà il momento, gli anziani di San Frediano avranno una sala polivalente degna. Il Circolo della Rondinella continuerà a rinfrescare e rincuorare le sere d’estate. Firenze, però, avrà perso – ancora una volta – l’occasione di dimostrare che contemporaneo e storia possono davvero parlarsi, invece di starsene a debita distanza.
