A proposito di giustizia, tribunali e libertà d’informazione: lo strano caso di Linea non più Libera

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Una ricostruzione sulle tormentate vicende del giornale online Linea Libera, colpito da ben tre sequestri.

 

Abbiamo chiesto di consultare il provvedimento di sequestro firmato dal Giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli, visto che la notizia è incredibile: una testata online è stata posta sotto sequestro e chiusa. Si tratta del periodico Linea Libera (con dominio.it) con Direttore Edoardo Bianchini, già Professore universitario di lingue antiche e giornalista professionista di lungo corso.

Le argomentazioni della Procura pistoiese, richiamano una vecchia vicenda del 2021, allorquando Bianchini venne – in meno di tre mesi – posto agli arresti domiciliari, con il sequestro di tutti i gli apparecchi informatici, con chiusura dell’allora quotidiano Linea Libera, con dominio (.info) e avviato a processo con il Giudice Gaspari, adesso in corso di appello.

Dopo oltre tre mesi di arresti, il Tribunale del Riesame, con Presidente il Giudice Improta, dispose il dissequestro, con una motivazione lineare e ontologicamente comprensibile: il cosiddetto stalking giornalistico non è un reato o, meglio, non può e né mai potrà esistere. Insomma saremmo di fronte a una fantasiosa interpretazione (con deviazione strumentale) della Procura guidata da Tommaso Coletta che poi scenderà in aula per l’esercizio della “pubblica accusa” in compagnia dei Pm Giuseppe Grieco e Claudio Curreli. Una procura determinata che farà ricorso alla Suprema Corte di Cassazione per ottenere un validazione del sequestro. Il periodico, però, aveva riaperto sotto altro dominio, ricevendo gli strali dello stesso Ordine dei Giornalisti della Toscana per l’intervenuta cancellazione richiesta dallo stesso Bianchini. Insomma siamo di fronte a un bel “pasticciaccio” come direbbe Carlo Emilio Gadda.

Adesso, siamo al terzo provvedimento di sequestro e ci dice il collega Alessandro Romiti intervistato sul punto che “nemmeno nel processo della strage del ponte Morandi” si sono visti “tre Pm in aula”. Questo, secondo Romiti, spiegherebbe “l’accanimento della Procura pistoiese”, citata spesso sul periodico on line come “una ‘procura delle nebbie’ con inchieste quanto meno discutibili, ovvero quelle davvero persecutorie, come la vicenda dello scandalo della Comunità Montana, dell’archiviazione dell’inceneritore di Montale, della persecuzione del Maresciallo Sandro Mancini e, per finire, con la paradossale recente inchiesta sulla preside dell’Istituto Einaudi Elena Pignolo“.

L’odierno sequestro “trova impulso da una querela surrettiziamente depositata – spiega Romiti – per dare appoggio a una nuova richieste per un nuovo e diverso dominio, riaperto”.

“Aspettiamo anche noi il prossimo 24 marzo, giorno nel quale il Tribunale del Riesame dovrà decidere sull’inquietante provvedimento di sequestro, azionato lo scorso 2 marzo, che, senza entrare nel merito delle vicende, ci riporta al clima politico di cento anni fa, quando, nell’Italia del Ventennio, esisteva la stampa clandestina ed erano davvero perseguitati i giornalisti non allineati. Altri tempi o gli stessi tempi che si riaffacciano sotto altre forme di controllo?”, si domanda.

La redazione è certa delle proprie ragioni, vista l’odierna normativa di respiro europeo che prevede la possibilità di una testata periodica di pubblicare online, senza il controllo di un Direttore responsabile, in assenza di contributi pubblici e con fatturati editoriali inferiori a 100 mila euro, requisiti pienamente attesi dai nostri sfortunati colleghi pistoiesi.