Pisanelli alla Zaffera: una mostra che mette in discussione la percezione del reale

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Svegliatevi bambine/i — Sogno o son desto? tra costruzione visiva e lettura critica del presente

Alla Galleria d’Arte La Zaffera si apre il percorso espositivo Svegliatevi bambine/i di Roberto Pisanelli, progetto a cura di Massimo Innocenti in collaborazione con Alberto Desìrò. Più che una semplice mostra, si tratta di un attraversamento narrativo costruito per ambienti, dove ogni spazio agisce come un episodio di un racconto visivo coerente e progressivo.

L’ingresso non è affidato a un’opera tradizionale, ma a una parola che si impone come soglia simbolica: una superficie trasparente che introduce il visitatore in una dimensione altra, quasi sospesa. Da qui prende avvio un itinerario che si articola in una sequenza di stanze, ognuna con una propria tensione e identità.

La prima sala, dominata da tre grandi lavori di matrice naturale, genera un senso di attesa inquieta, evocando quella sospensione atmosferica che richiama la Tempesta di Giorgione. Il passaggio alla seconda sala segna un cambio di ritmo: lo spazio si apre, diventa circolare, e le opere entrano in dialogo creando una dinamica ascensionale, un movimento che rimanda alle visioni futuriste di Umberto Boccioni. Il visitatore è così coinvolto in una sorta di vortice tridimensionale che lo trascina al centro dell’esperienza.

Il corridoio assume la funzione di zona liminale: qui una proiezione caleidoscopica frammenta e ricompone le immagini in un flusso continuo, trasformandosi in una domanda aperta, un momento di passaggio prima dell’approdo finale. L’itinerario si conclude nel cortile, dove un’opera di grande formato si impone come dichiarazione programmatica, una rilettura della classicità che si fa manifesto visivo.

Come sottolinea Massimo Innocenti, la mostra si caratterizza per una “scorrettezza” intesa come vitalità e tensione critica: un linguaggio attraversato da lampi improvvisi, capace di mantenere una densità concettuale affine alle pratiche di Emilio Isgrò.

Al centro della ricerca di Pisanelli emerge una sottile ma persistente tensione eversiva. Non si tratta solo di denuncia o opposizione, ma di una stratificazione culturale che affonda nella storia dell’arte. Le sue opere dialogano con le esperienze delle avanguardie storiche, dai movimenti dadaisti e surrealisti, rielaborandole in chiave personale e quasi dichiarativa. Ne deriva un linguaggio che procede in avanti recuperando il passato, costruendo una sorta di teatro simbolico popolato da allegorie senza tempo, una “commedia” che richiama idealmente quella di Dante Alighieri, dove l’esistenza si manifesta come percorso tra visioni e presenze speculari.

Nel contributo critico di Alberto Desìrò, la riflessione si sposta sul presente: un’epoca frammentata in cui la distinzione tra realtà e costruzione appare sempre più labile. Le opere di Pisanelli si configurano come sistemi visivi complessi, dove pittura, fotografia, collage digitale, intelligenza artificiale e trasferimento fotografico convivono in un’unica superficie. Questo intreccio tecnico diventa metafora di un mondo in cui naturale e artificiale, libertà e controllo, si sovrappongono continuamente.

Elementi ricorrenti, come le mongolfiere, assumono un valore simbolico: immagini di un desiderio di elevazione che resta precario, sospeso tra aspirazione e limite. Le architetture impossibili e le figure ridotte a silhouette restituiscono invece l’immagine di un’umanità instabile, in equilibrio fragile. La questione posta dall’artista non riguarda soltanto la distinzione tra sogno e realtà, ma la disponibilità stessa a prendere coscienza.

Pisanelli esplicita questa tensione anche nelle sue parole, definendo il proprio lavoro come una riflessione a forte impronta socio-politica sulla condizione contemporanea. La sua ricerca tecnica nasce dall’esigenza di tenere insieme impulso emotivo e struttura razionale: la pittura da un lato, la fotografia dall’altro. Il collage, pratica centrale nel suo percorso, viene rielaborato attraverso il foto-transfer su tela, generando superfici uniche in cui i diversi livelli d’immagine si sovrappongono e si contaminano. L’uso dell’intelligenza artificiale si inserisce in questo processo come ulteriore strumento espressivo, non subordinato ma integrato.

Nato a Firenze nel 1971, Roberto Pisanelli ha sviluppato negli anni un linguaggio autonomo fondato sull’ibridazione dei media e sul superamento dei confini tradizionali della fotografia. Formatosi nell’ambito delle arti visive, ha costruito una ricerca che attraversa pittura, incisione, collage e tecnologie digitali, fino a includere l’intelligenza artificiale come parte integrante del processo creativo. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche come quelle del Consiglio Regionale della Toscana e dell’Archivio Carlo Palli di Prato, affrontano con sguardo critico e spesso ironico le contraddizioni del presente. La sua attività espositiva lo ha portato in contesti internazionali tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti, accompagnata da riconoscimenti come il Fiorino d’Oro e il premio al Trierenberg Super Circuit.

Con Svegliatevi bambine/i, Pisanelli costruisce dunque un dispositivo visivo e concettuale che non si limita a rappresentare il presente, ma lo interroga, mettendo lo spettatore di fronte a una scelta: restare nella visione o decidere, davvero, di aprire gli occhi.