Da sogno dorato a monolite scuro, ma ora il MiC annuncia “interventi correttivi” per il Cubo Nero

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l MiC evidenzia le criticità percettive del Cubo Nero e annuncia un percorso condiviso con la Soprintendenza e la proprietà per studiare campionature e correttivi visivi

 

Proprio come LFCV aveva anticipato e denunciato con un articolo dell’Agosto 2025, nel quale il progetto del cosiddetto Cubo Nero veniva smascherato nel suo passaggio cromatico da dorato opalescente a vera e propria macchia scura sulle rive dell’Arno, oggi arriva la conferma ufficiale che qualcosa non ha funzionato nell’impatto visivo di quelle torri cubiformi bianco-nere erette in piena area Unesco a Firenze – una zona che avrebbe meritato ben altro rispetto per il contesto storico e paesaggistico del quartiere e del Lungarno.

“Sono state avviate iniziative volte a migliorare la percezione visiva da lontano con adeguati accorgimenti tecnici che riescano ad attutire l’effetto riflettente e cangiante dei colori delle superfici dei piani alti. E’ stato pertanto avviato il percorso volto al miglioramento percettivo dell’intervento già eseguito”, ha dichiarato senza giri di parole il sottosegretario al Ministero della Cultura (MiC) Gianmarco Mazzi rispondendo in Commissione Cultura della Camera all’interrogazione presentata dalle deputate di Forza Italia Rosaria Tassinari ed Erica Mazzetti, che avevano messo sotto accusa lo stile architettonico, la qualità dei materiali e i volumi assolutamente incongrui e incompatibili con la città e con il quartiere in cui sono state costruite.

La Soprintendenza, ha aggiunto Mazzi, ha evidenziato che “le superfici metallo che rivestono i piani più alti sono realizzate come da progetto di colore ottone brunito light brown shine e dark brown shine. Sono chiare e dorate al sole appaiono più scure se in ombra e soprattutto viste da lontano virano al nero così come le vetrate sono azzurre ma si percepiscono nere da lontano”. Su questo punto non siamo d’accordo: i rendering iniziali del progetto firmato dallo studio Vittorio Grassi Architects e mostrati al pubblico nel 2022 mostravano un tamponamento in pannelli di un colore dorato chiaro opalescente, che quasi smaterializzavano il corpo di fabbrica ai piani alti. Questi disegni non lasciavano trasparire alcuna indicazione di tamponamenti in pannelli di “ottone brunito”.

“Al fine di migliorare la percezione visiva dei volumi e delle superfici più alte dei nuovi edifici” – prosegue Mazzi – la Soprintendenza ha avviato un’iniziativa condivisa con la proprietà dell’immobile informando il Comune di Firenze per l’analisi e lo studio di trattamenti correttivi da definirsi previa campionatura da applicarsi sulle superfici dei volumi più alti visibili dal Lungarno”, un’ammissione tardiva ma netta che riconosce come l’effetto finale abbia finito per stravolgere lo skyline fiorentino trasformando un intervento urbanistico in un problema percettivo da risolvere con ritocchi tecnici, per attenuare il contraccolpo di una scelta che molti, fin dall’inizio, hanno bollato come un pugno nell’occhio al cuore rinascimentale della città.

Resta tuttavia da vedere se questi annunciati “trattamenti correttivi” potranno davvero produrre una ridefinizione cromatica radicale della struttura, capace di attenuare in modo significativo l’impatto visivo attuale, oppure se si tratterà di palliativi inefficaci. A meno che non si arrivi ad una soluzione che appare sicuramente risolutiva, per quanto sia la più costosa: la sostituzione dei pannelli metallici esistenti con quelli del colore originariamente promesso al pubblico, quel caldo dorato che nei rendering faceva sognare un intervento elegante e luminoso, anziché l’attuale monolite scuro che domina le rive dell’Arno.

Foto Copertina: Il rendering del progetto pubblicato nel 2022. Rendering: Vittorio Grassi Architects

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