Vannacci e la sede a Firenze, “tolleranza” a numero chiuso tra “moti popolari” e visti della Digos. E anche l’ANPI ama la democrazia solo a targhe alterne

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Democrazia sotto scorta: procedure di sicurezza e liste chiuse per garantire la tolleranza fiorentina

 

A scanso di equivoci, e a costo di peccare di excusatio non petita, accusatio manifesta, premetto: chi scrive non nutre alcuna particolare attrazione politica per il Generale Vannacci o per il suo movimento. Tuttavia, osservando il livore che accompagna l’inaugurazione della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci, alcune considerazioni sorgono spontanee. Soprattutto se a muoverle è chi crede ancora che la democrazia sia un libero confronto di idee e non un club privato dove il diritto di cittadinanza politica viene concesso “a simpatia”.

L’aspetto più inquietante di questa vicenda non risiede tanto nelle proteste di piazza, quanto nelle parole di chi le istituzioni dovrebbe rappresentarle con equilibrio. Filippo Ferraro, Presidente del Quartiere 5, ha dichiarato a La Nazione: «Immagino ci sarà un pacifico moto popolare».
Definire “pacifico” un “moto popolare” evocato contro l’apertura di una sede di un movimento regolarmente costituito è un ossimoro pericoloso. Come giustamente replicato dagli esponenti di Futuro Nazionale, queste sono parole che soffiano sul fuoco della divisione e della delegittimazione. Quando un’istituzione smette di garantire l’agibilità democratica per tutti e inizia a “immaginare” (o auspicare?) sollevazioni contro gli avversari, il confine tra dialettica e incitamento al disordine si fa pericolosamente sottile.

Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) definisce l’apertura in piazza Tanucci una “provocazione”, sventolando il “radicamento antifascista e antirazzista” della zona. Ma cosa significa esattamente? Che la libertà di espressione è vincolata al colore politico del quartiere? Se così fosse, non saremmo più in una democrazia, ma in un sistema a compartimenti stagni dove il dissenso è “fuorilegge” per consuetudine territoriale. Nelle sue dichiarazioni, Palagi cita con nostalgia la vicinanza all’ex Circolo del Romito. Un richiamo che suona beffardo, considerando che si dimentica di menzionare un dettaglio: quella struttura è stata, dal 2022 al 2024, teatro di un’occupazione abusiva. Pare dunque che per certa sinistra la legalità sia un valore intermittente: un’occupazione di due anni è “storia del territorio”, mentre una sede regolarmente affittata e autorizzata è una “minaccia” da combattere con ogni mezzo.

Questa allergia al confronto ha radici recenti. Lo abbiamo visto il 21 febbraio, quando Antonella Bundu scendeva in piazza contro la raccolta firme sulla “Remigrazione”. In quell’occasione, la retorica della “bellezza” è svanita per far posto a insulti come “fogne” e “rottura di cojoni”.
È il solito paradosso: si dà del “fascista” e dell’intollerante a chiunque esprima un’idea diversa (magari proponendo modelli di gestione dell’immigrazione già attuati dalla sinistra in Danimarca), ma poi si usano metodi autoritari e linguaggi d’odio per zittire l’interlocutore. Ignorare il legame tra degrado e insicurezza, mentre fatti di cronaca atroci come quelli di Scandicci scuotono la comunità, significa vivere in una bolla ideologica lontana dal mondo reale.

Anche l’ANPI di Firenze ha desciso di svestire i panni di custode della memoria per indossare quelli del censore politico. Commentando l’apertura della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci, l’associazione parla di “offesa ai valori costituzionali”, accodandosi di fatto alla linea di esclusione già tracciata da altri esponenti della sinistra locale. È singolare che chi dovrebbe difendere la libertà nata dalla Resistenza si ritrovi oggi a stilare liste di chi può o non può aprire una sede in città. La vera minaccia alla democrazia non è il confronto tra idee diverse, ma l’incapacità di accettare che esistano.

Il paradosso finale è servito dalle precauzioni di sicurezza comunicate da Salvatore Sibilla, esponente fiorentino del movimento. A causa del clima di tensione alimentato proprio dalle dichiarazioni istituzionali e dai post social al vetriolo, l’evento di sabato sarà blindato, con liste nominative(i partecipanti devono essere comunicati preventivamente alla Digos), e accesso negato a chi non è stato registrato con almeno tre giorni d’anticipo.

Siamo arrivati al punto che, per inaugurare un ufficio politico in una città medaglia d’oro della Resistenza, serve una procedura di sicurezza degna di un vertice internazionale. Non perché ci sia un’illegalità in corso, ma perché la “tolleranza” fiorentina si ferma esattamente dove inizia il pensiero dell’avversario. Firenze merita rispetto e cura della memoria, ma il rispetto si dimostra garantendo a tutti il diritto di parola. Se il Presidente di un Quartiere e i leader della sinistra locale sentono il bisogno di evocare “moti popolari” o di etichettare come “fogne” gli spazi altrui, forse il problema non è Vannacci, ma la loro incapacità di reggere un confronto democratico che non sia recitato tra soli amici.