Capannoni & pelli parte II: strani movimenti da Santa Croce direzione Chianti e quelle minacce in stile mafioso

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Il groviglio velenoso del keu e gli interessi oltre Santa Croce sull’Arno (Pisa). C’entra per caso il “sogno” di un hub per il vino nel Chianti? Si muovono uomini dai metodi spicci di Santa Croce.

 

«C’è un grande progetto e tu devi abbassare il capo», perché «quelli dopo di me» – in caso di resistenza – «saranno più cattivi». No, non è un passaggio delle intercettazioni a un indagato per associazione a delinquere, corruzione, minacce o estorsione, tutto intento a stringere la morsa sulla povera preda. E, no, questa frase non è nemmeno tratta dalle intercettazioni a un uomo di mafia, magari proveniente dalle terre – tradizionalmente – di mafia. È successo in Toscana, sempre lungo l’asse Santa Croce sull’Arno – Barberino Tavarnelle.

Con quelle parole inequivocabili, parole di una persona adusa ai metodi spicci per ottenere riverenza dai “sudditi”(noncurante di averle dette a telefono), un imprenditore di Santa Croce sull’Arno con interessi nel settore immobiliare (abbreviato qui e di seguito in A.A.) ha infatti tentato di “invogliare” una vittima predestinata a vendere il suo capannone sito nella zona industriale di Barberino Tavarnelle, Sambuca. Così riferisce una fonte che si è rivolta a La Firenze che vorrei, molto probabilmente in assenza di alternative, per denunciare questa e altre vessazioni compiute da persone, a detta sua, “sperdute”.

Ovviamente, il prezzo per il capannone, proposto attraverso un uomo che mostrava di far parte di un grande gruppo di intermediazione immobiliare, era quasi irrisorio e la pressione sulla vittima altissima, esercitata da più punti e con più agenti. Non finisce qui: a intermediare la trattativa, saltata poi grazie alla tenacia della vittima e alla sua scaltrezza, era stata una professionista reduce da una lunga esprienza con la banca un tempo di riferimento per il territorio del cuoio, la ex Cassa di Risparmio di San Miniato, la terra natia di Eugenio Giani e di Alice Rosi, banca – quella – che finanziava sempre nuove concerie a Santa Croce, anche se la capacità di depurazione era esaurita, e ai cui vertici sedeva sempre una personalità espressione del mondo del cuoio.

A.A., più longa manus che protagonista in prima persona, mandato in avanscoperta quasi sicuramente per non far scoprire altri, allora menzionava con la vittima le difficoltà del segmento cuoio derivanti dallo scoppio dell’inchiesta keu, che – al netto del proscioglimento dell’ex sindaca Giulia Deidda, di cui abbiamo recentemente parlato – ha portato a 18 rinvii a giudizio (tra questi spiccano l’Associazione Conciatori, il Consorzio Depuratore Santa Croce, il Consorzio Aquarno e Le Rose srl), malendicendo coloro che hanno scoperchiato questo scandalo del male, il groviglio non armonioso ma velenoso.

Secondo l’uomo, a Santa Croce c’erano – e ci sono tutt’ora – molti capannoni vuoti che meritavano di essere riempiti. I capannoni vuoti destano preoccupazione e fanno perdere consenso (anche se il Centrodestra ha vinto nel 2024 per una manciata di voti); riempiendoli si potrà ricostruire un legame di fiducia con la popolazione scossa dall’inchiesta. Come? Magari spostando nella deindustrializzata Santa Croce sull’Arno una grande azienda che ha bisogno di più spazio perché, negli anni, ha incamerato sempre nuovi dipendenti. E dove sta, oggi, questa azienda? Proprio alla Sambuca. Un’azienda facente parte di un grande gruppo che nei mesi scorsi sembrava in procinto di andare via, ma alla fine – forse per un cambio ai vertici e per una conseguente mutata volontà – ha scelto di rimanere. Quindi, l’azienda da Sambuca a Santa Croce e alla Sambuca «un grande progetto» non meglio specificato. Forse, ma non vi è certezza, quell’hub del vino di cui da tanto si vocifera. Ad ogni modo, per ora, nonostante la visita del Commissario europeo all’Agricoltura a Castel del Chianti, non si registrano movimenti.

La Firenze che vorrei ha tutti i documenti ed è pronta a pubblicare una ricostruzione puntuale di questa vicenda con tutti i nomi, segnalando i silenzi – si spera non complici – che sta registrando. Prima vogliamo porre alcune domande. Sono parole e frasi, quelle del nostro A.A., tipiche di un sistema sano o di un sistema marcio? Com’è stato possibile che certi metodi siano penetrati nella Toscana che si dice civile? Com’è stato possibile non accorgersene in tempo? Ci sono delle connivenze? Perché tacciono gli amministratori? Va da sé, come già fatto nei capitoli precedenti, che abbiamo segnalato il tutto alle autorità.

In copertina: copyright Wikimedia Commons