Lo scempio del Sodo: la cabina elettrica che “cancella” la Villa della Petraia

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La cabina elettrica al Sodo cancella per sempre l’asse visuale su Villa La Petraia: un danno irreversibile al paesaggio Unesco di Firenze

 

C’è una foto che sta circolando su Facebook e che fa male al cuore a chiunque ami Firenze e il suo paesaggio. Mostra lo stato di avanzamento dei lavori della nuova cabina di trasformazione elettrica al Sodo, nella zona di Castello. La struttura, imponente e brutale, ha ormai occupato quasi completamente l’asse visuale verso Villa La Petraia, uno dei gioielli delle Ville Medicee dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Quello che un tempo era un panorama aperto, con la villa che emergeva elegante sulle pendici di Monte Morello dominando la piana, è oggi ostruito da un enorme blocco di cemento e metallo. Non si tratta di una piccola cabina di quartiere: è un’infrastruttura di dimensioni tali da alterare irreversibilmente la percezione del luogo. Come scrivevano già mesi fa i comitati di residenti, siamo in una buffer zone del sito Unesco, a pochi metri da uno dei simboli del Rinascimento toscano.

I commenti sotto la foto sono un coro di indignazione e amarezza. «Che schifo», scrive un utente. «Siamo dei cretini e basta», commenta un altro. C’è chi parla di «elettroshock del paesaggio» e chi ricorda che «anche l’ufficio UNESCO Firenze ce lo siamo giocati». Altri osservano che «anche le omissioni sono una colpa grave».  C’è chi ironizza amaramente («È solo “percezione”! “Colà dove si puole” si dice così, no?») e chi punta il dito contro il Pd, definito «complice assoluto». Altri ricordano con nostalgia amministratori più lungimiranti del passato. Il sentimento comune è chiaro: si è autorizzata questa mostruosità senza un reale confronto con il territorio e senza una vera valutazione dell’impatto paesaggistico su un bene di valore universale.

La battaglia dei residenti del Sodo e del Quartiere 5, sostenuta anche dalla parrocchia locale, è andata avanti per mesi: ricorsi al Tar (persi), proteste sotto Palazzo Vecchio, appelli al Ministero della Cultura. Eppure i lavori sono andati avanti, e oggi la foto documenta ciò che molti temevano: un danno fatto, visibile, concreto.