Volontari nei parchi a rischio: ecco a voi la “sicurezza low cost” del Comune di Firenze

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Mentre condanna le “ronde” di destra, il Comune di Firenze recluta volontari gratuiti per presidiare i parchi: un modello di sicurezza “progressista” a costo zero, tra regole vaghe e rischi operativi

 

Mentre a Firenze divampa la polemica sulla “passeggiata per la sicurezza” organizzata dagli esponenti di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, lungo la tramvia e nei dintorni della stazione Santa Maria Novella, il Comune pubblica un avviso per reclutare volontari non retribuiti destinati a presidiare parchi e aree verdi della città.

L’avviso pubblico, aperto fino al 20 aprile 2026, parla ufficialmente di «promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata». Le attività descritte comprendono informazione e sensibilizzazione sulla corretta fruizione dei parchi, segnalazione di problemi di manutenzione e raccolta di segnalazioni dai cittadini. Ma le finalità operative sono più dirette: prevenire e contrastare la criminalità diffusa e predatoria, dissuadere condotte illecite e rafforzare il controllo del territorio. Obiettivi che riecheggiano, nel lessico, quelli delle ronde tanto criticate dall’amministrazione.

Il progetto prevede gruppi di almeno due volontari, con un minimo di cinque squadre per quartiere, presenti con continuità almeno tre giorni a settimana nella fascia oraria 15-20 (con possibile estensione serale fino alle 24). Si parla di circa 1.200 servizi annui, con lotti minimi di 300 per associazione. La convenzione avrà durata triennale, fino al 31 dicembre 2028, e il tutto è inserito esplicitamente nell’ambito del piano “Firenze Sicura”, accanto a maggiori controlli e al coordinamento con le forze dell’ordine.

Sul piano operativo emergono però lacune significative. L’avviso rimanda l’attivazione dei servizi di emergenza a «modalità che saranno fissate dal Comando di Polizia Locale», senza definire in modo chiaro e pubblico le regole di ingaggio. Non è specificato come un volontario debba comportarsi di fronte a risse, spaccio, aggressioni, minacce o situazioni di pericolo: deve limitarsi a chiamare il 112 e allontanarsi? Può “dissuadere” attivamente le condotte illecite, come suggerito dalle finalità del progetto?   Ancora più rilevante è l’assenza di un percorso formativo obbligatorio su gestione dei conflitti, sicurezza personale, primo soccorso, mediazione e diritti fondamentali, nonostante il richiamo alla normativa sulla sicurezza urbana integrata.

Le associazioni del Terzo Settore dovranno garantire copertura assicurativa per infortuni e responsabilità civile, rendicontare le spese bimestralmente e attendere rimborsi «a stato di avanzamento». I volontari, invece, opereranno senza alcun compenso, con diritto solo al rimborso delle spese documentate. Il Comune ottiene così un presidio umano serale a costo quasi zero, scaricando sul volontariato sia i rischi operativi sia l’onere burocratico-assicurativo, pur mantenendo sul piano politico la distanza dalle ronde identitarie.

L’avviso conclude che le associazioni presteranno la loro opera «senza fine di lucro e vantaggi personali, a solo supporto della Polizia Locale di Firenze». Un impegno strutturato, programmato per anni e inserito in una strategia comunale di sicurezza, che difficilmente può essere definito semplice volontariato occasionale. In sostanza, si delinea un modello di sicurezza urbana “low cost”: l’amministrazione rifiuta (giustamente) la spettacolarizzazione muscolare delle iniziative di destra, ma sceglie di presidiare i quartieri affidandosi a cittadini non pagati, senza regole di ingaggio trasparenti e senza formazione adeguata.

Se questi presìdi sono ritenuti indispensabili per la vivibilità di Firenze, sarebbe più coerente riconoscerli come un’attività che merita risorse, contratti, tutele e responsabilità politica esplicita. Il dibattito sulla sicurezza a Firenze, insomma, non riguarda solo chi scende in strada, ma anche come l’amministrazione decide di presidiarla quando sceglie di non farlo con proprie risorse dirette.