Divertissement, ma non troppo, sulle nuove opere difensive in via della Chimera.
Abbiamo in casa – no, non nei nostri appartamenti a derubarci di quanto non ancora sottratto surrettiziamente da tasse, contributi, Tari, Irpef -, abbiamo in casa nostra, nelle casine belline tirate su dal Comune, delle risorse. Vere risorse, risorse inaspettate. Genieri, ingegneri, urbanisti, addetti militari. E pensare che qualcuno vorrebbe – o voleva – sgomberarli o, parola di premier, costringerli a «nomadare»!
I sudditi di Campo di Marte, quelli che dicono “i’ Pierguidi l’è mio amiho”, coloro che possono odorare non i profumi delle colline ma il fumo delle grigliate (e il green?) o coloro che possono udire non gli uccelletti in amore ma il tambureggiare del Lumen (che siano degli amanti della versione latina del Credo di Nicea e del suo straordinario « […] Lumen de Lumine»?), hanno notato che gli inquilini stanziali di via della Chimera hanno migliorato non la classe energetica degli immobili graziosamente concessi loro ma la capacità difensiva della loro zona franca con cumuli pazientemente accumulati di rifiuti. Alia-Plures non pervenuta, intenta a sponsorizzare i cassonetti inclusivi o a suggere dal cittadino i quattrini.
Tempi di guerra, conviene tenersi pronti. Sia mai di dover approntare difese di fortuna e barricate per la guerriglia urbana. Del resto, l’assedio, nel continuo rincorrersi tra corazza e lancia, è una costante nella guerra meccanizzata (Tobruq o Stalingrado) e perfino della guerra con i droni (sì, caro Pierguidi, noi abbiamo studiato, perché studiare serve). Che stiano predisponendo una scenografia per una rievocazione della guerra civile commissionata dall’Anpi, magari con il patrocinio del Quartiere 2, magari legandola alla vittoria del No al referendum? O che, astuti e forse ben consigliati, si tengano pronti in caso di richiesta di sgombero? Che si stiano preparando anche gli zingari a evolvere verso una forma-stato basata sulla forza e sul controllo dei confini?
