Welfare e priorità sociali a confronto: mentre crescono i fondi per l’accoglienza dei minori migranti, restano limitate le risorse destinate a disabili e famiglie in difficoltà
Il recente bilancio presentato da Palazzo Vecchio solleva un velo su una realtà che raramente analizzata per cifre: la gestione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). I dati sono chiari e, al tempo stesso, spiazzanti. A fronte di 375 giovani accolti nel territorio comunale, l’amministrazione ha impegnato una cifra che sfiora i 9 milioni di euro, corrispondenti a circa 24.000 euro per singolo minore.
Ma se i 9 milioni stanziati dal Comune rappresentano la base operativa — coprendo vitto, alloggio e la vigilanza di educatori professionali — la cifra reale per il “Sistema Paese” è quasi doppia. Ogni minore inserito nel tessuto sociale attiva una macchina complessa: l’istruzione scolastica e i corsi di alfabetizzazione pesano per circa 9.500 euro annui, l’assistenza sanitaria e il supporto psicologico per i traumi del viaggio aggiungono altri 3.000 euro, senza contare i trasporti e le tutele legali. In termini assoluti, il costo complessivo per la gestione di un singolo minore può sfiorare i 40.000 euro all’anno.
Questo spiega perché il dibattito sia così acceso e perché la tensione sociale rischi di trasformarsi in una frizione insanabile. Nello stesso bilancio in cui si destinano 9 milioni ai 375 minori stranieri, si leggono infatti soli 1,8 milioni di euro per il sostegno ai disabili e alle famiglie fiorentine in difficoltà. Il cittadino comune, colpito dal carovita e dal rincaro delle bollette — citati dall’assessore Nicola Paulesu come criticità emergenti nei quartieri dell’Isolotto e di Rifredi — percepisce un welfare che sembra figlio di un Dio minore.
Il nodo centrale, però, non è solo quanto si spende, ma come si spende. Se l’investimento è ingente, il rendimento sociale appare drammaticamente incerto. Nonostante questa imponente mobilitazione di risorse, è evidente a tutti come il percorso di integrazione spesso fatichi a concretizzarsi. Se un investimento di 40.000 euro pro capite non riesce a strappare un giovane dalla marginalità, o peggio, non impedisce che finisca nei circuiti della criminalità urbana, ci troviamo di fronte a un problema di efficacia del sistema, prima ancora che di disponibilità economica. La questione non è solo come vengono ripartiti i costi tra i diversi enti, ma la capacità di trasformare una spesa significativa in un risultato tangibile per la sicurezza e la coesione urbana. Senza una visione che garantisca l’efficacia di questi percorsi, il welfare si trasforma in un onere strutturale che alimenta tensioni invece di risolverle, rendendo la spesa pubblica un terreno di scontro piuttosto che uno strumento di progresso comune.
