Dopo due anni di annunci, il Comune affida a un advisor il compito di capire se la fondazione può stare in piedi
Firenze, quel polmone verde che dovrebbe essere il Central Park toscano, continua a essere un terreno di grandi annunci e pochi fatti. Ricordate la campagna elettorale del 2024? Sara Funaro, fresca di elezione a sindaca, prometteva mari e monti per il Parco delle Cascine: una “regia unica” per manutenzione, sicurezza, eventi, mobilità e persino fundraising.
L’idea era geniale sulla carta – una Fondazione pubblica di Comunità battezzata “Cascine Bene Comune”, aperta a Comuni, privati, associazioni e pure ai singoli cittadini come soci sostenitori. Avrebbe gestito tutto, dai ricavi degli affitti comunali alle attività culturali e sportive, con un management dedicato e risorse proprie. Un sogno unitario, ispirato ai grandi parchi esteri, per dire addio al degrado e alla frammentazione.
Peccato che, a due anni dall’insediamento, siamo ancora al “si sta facendo”. Marzo 2025: Funaro e la vicesindaca Paola Galgani annunciano lo statuto entro giugno, con focus su giovani, concerti, sport e famiglie, per “spazzare via criminalità e degrado”. Agosto 2025: la giunta approva gli indirizzi, delibera alla mano, per una fondazione di partecipazione senza scopo di lucro, che coordini concessioni, eventi e partner privati. Quote dei soci, sponsorizzazioni, crowdfunding: tutto per rendere le Cascine vivaci e sicure, fulcro del sistema verde metropolitano. Galgani esulta, Funaro parla di “futuro del parco”. Entusiasmo palpabile, ma zero soldi concreti sul tavolo.
E oggi? Aprile 2026, Il Tirreno svela il dietro le quinte: Palazzo Vecchio ingaggia Kon spa, società fiorentina, con 32.750 euro per uno studio di fattibilità economico-finanziaria. L’advisor ha sei mesi – fino al 31 ottobre! – per rispondere alla domanda: questa Fondazione regge in piedi da sola? Dovrà mappare entrate da concessioni, eventi, sponsor e partnership, calcolare il contributo pubblico minimo, analizzare scenari alternativi e coinvolgere stakeholder.
Non è una passeggiata: il nodo gordiano è l’ex ippodromo delle Mulina, asset chiave per i ricavi, ma fermo al palo con un concessionario (Pegaso srl) decaduto e un ricorso in corso che blocca tutto. Senza Mulina, il modello perde pezzi. I soliti annunci elettorali si scontrano con la dura realtà dei numeri. Dopo statuto, delibere e chiacchiere, ora serve un consulente esterno per capire se il “Bene Comune” è un lusso che Firenze si può permettere, o solo un altro carrozzone pubblico-privato che finirà in un cassetto. Funaro ce la farà a trasformare le Cascine in un parco vivo, o resteranno il simbolo di promesse che evaporano? L’advisor dirà la verità, e i fiorentini attendono.
