Massimo Sabatini (Lista Schmidt) rompe il silenzio e trasforma il cordoglio in denuncia: la violenza giovanile senza regole è diventata una deriva che non possiamo più accettare
Nella notte tra l’11 e il 12 aprile 2026 in piazza Felice Palma, nel centro storico di Massa, Giacomo Bongiorni, 47enne carpentiere massese, padre di due figli, è morto dopo essere stato aggredito da un gruppo di giovani ubriachi che lanciavano bottiglie e bicchieri contro la vetrina di un negozio. Era lì con la compagna Sara e il figlio undicenne quando il cognato ha provato a fermarli; un semplice rimprovero è bastato perché il branco si scatenasse, colpendo prima lui e poi Giacomo che è intervenuto per difenderlo. L’uomo è caduto battendo violentemente la testa sull’asfalto, finendo in arresto cardiaco fatale sotto gli occhi del bambino che gli teneva la mano. Tre giovani – due romeni di 19 e 23 anni e un minorenne – sono stati fermati dai carabinieri con l’accusa di concorso in omicidio volontario.
Su questo drammatico episodio è intervenuto con un post su Facebook il consigliere comunale di Lista Schmidt Massimo Sabatini, che ha scritto testualmente: “Sarei potuto essere certamente al suo posto, fossi stato lì avrei fatto come lui. Anzi, mi è già capitato di intervenire in situazioni simili. Quello che è accaduto a Massa è qualcosa che deve scuotere profondamente le nostre coscienze. Non possiamo limitarci al cordoglio: occorre evidenziare con forza che oggi esiste un problema di sicurezza, di regole e di responsabilità. Quando gruppi di giovani crescono senza punti di riferimento, senza limiti e senza conseguenze, il rischio è che la violenza diventi una deriva concreta, non più un’eccezione. Uno Stato giusto è uno Stato che sa educare, ma anche prevenire e intervenire con fermezza. Non si tratta di cercare facili capri espiatori, ma di riconoscere che troppe volte si è abbassata la guardia: nei controlli, nella presenza sul territorio, nella capacità di dare risposte tempestive. La famiglia di Giacomo Bongiorni potrebbe essere quella di ognuno di noi. Ed è proprio per questo che non possiamo più accettare che episodi così gravi vengano archiviati come inevitabili. Per rispetto di chi non c’è più, e per proteggere chi c’è ancora.”
