“Le scuse non ricuciono la frattura con i cittadini”: nel mirino l’ormai famigerato intervento del presidente del quartiere 5 a Lady Radio
Un richiamo duro e un tono tutt’altro che conciliatorio: oggi nell’aula del Consiglio comunale si consuma un nuovo capitolo dello scontro sui toni e sulla sostanza del linguaggio politico, con Luca Santarelli, coordinatore del Gruppo Misto-Noi Moderati, che dichiara: “Mi trovo oggi a prendere la parola mosso da un interrogativo che credo debba scuotere la coscienza di ogni eletto in quest’aula: fino a dove può spingersi un rappresentante delle istituzioni nell’esercizio delle proprie funzioni?”
Nel mirino finisce il recente intervento pubblico a Lady Radio del Presidente del Quartiere 5, definito senza mezzi termini “uno spettacolo che ferisce la dignità della nostra città”, con Santarelli che costruisce il proprio affondo su un principio cardine: chi viene eletto “smette di essere il megafono di una fazione per farsi garante del pluralismo e della convivenza democratica”. Non è solo una questione di stile, ma di sostanza democratica, perché “l’etica pubblica non è un concetto astratto; si sostanzia nel rispetto profondo per l’interlocutore, specialmente quando le idee divergono”, e proprio qui si colloca, secondo il consigliere, la frattura più grave: “Scivolare in espressioni volgari, in toni intrisi di sufficienza o, peggio, in metafore che evocano la violenza fisica, non è solo una caduta di stile. È un fallimento istituzionale”.
Le scuse diffuse dal Presidente Ferraro non attenuano la critica, anzi per Santarelli la rilanciano su un piano politico più ampio: “Certamente chiedere scusa è un atto dovuto, ma non può essere considerato il ‘colpo di spugna’ che chiude la questione”, perché il nodo resta quello della fiducia tra cittadini e istituzioni, una fiducia che, nella lettura di Santarelli, non si ricostruisce con atti formali ma con comportamenti coerenti. Da qui la domanda che rimbalza tra i banchi dell’aula e chiama in causa l’intera amministrazione: “possono delle scuse formali riparare alla rottura del patto di fiducia e decoro tra istituzioni e cittadini?”
Il consigliere avverte che “la democrazia non si pratica a parole nei convegni, ma nei fatti. Se il modello di confronto è l’insulto, e la soluzione è un semplice comunicato riparatore senza che vi sia una reale assunzione di responsabilità o una conseguenza politica, allora stiamo svalutando il peso delle nostre cariche”. Il finale è un appello che intreccia identità civica e responsabilità istituzionale: “Firenze merita un’eleganza di pensiero e di parola che rispecchi la sua storia secolare. La democrazia è dialogo, non prevaricazione verbale”, seguito da una domanda che resta sospesa ma politicamente carica: “è questo il livello di confronto che vogliamo offrire ai fiorentini?” e da una chiusura che suona come una linea di demarcazione: “Le istituzioni sono la casa di tutti. Chi non ne rispetta la sacralità, trasformando il confronto in rissa, dimostra di non aver compreso il valore del ruolo che, pro tempore, è chiamato a ricoprire”.

