Sinistra Progetto Comune coglie in fallo Palazzo Vecchio che ribadisce che sull’urbanistica il dibattito pubblico è sancito secondo regolamento ma non viene applicato
Un’interrogazione urgente presentata lo scorso 31 marzo da Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune svela un incredibile contraddizione di Palazzo Vecchio. Il tema del contendere è la svolta urbanistica in atto in città e la necessità di un dibattito pubblico sulle trasformazioni in atto.
L’Assessore con delega alla partecipazione ha risposto oggi in consiglio comunale all’interrogazione sul dibattito pubblico nelle trasformazioni urbane. “La risposta – sostiene Palagi – merita una lettura attenta, perché contiene elementi di interesse sia normativo sia politico. Sul piano normativo la Giunta precisa — correttamente — che la facoltà di attivazione volontaria del dibattito pubblico è contenuta nell’art. 40, comma 1 del D.Lgs. 36/2023, non nel comma 3 come indicato nell’interrogazione. Il comma 1 stabilisce che, al di fuori dei casi obbligatori, la stazione appaltante «può indire il dibattito pubblico, ove ne ravvisi l’opportunità in ragione della particolare rilevanza sociale dell’intervento e del suo impatto sull’ambiente e sul territorio». Il comma 3 disciplina invece la procedura per l’avvio. Prendiamo atto della precisazione: la sostanza non cambia, ma la precisione normativa è utile al dibattito.”
L’Assessore ricorda poi un aspetto cruciale che troppo spesso viene oscurato: il dibattito pubblico va attivato prima della valutazione di impatto ambientale, nella fase di studio di fattibilità. Serve a orientare le scelte progettuali preliminari, non a commentare decisioni già assunte. “Questo chiarimento è importante, perché mette in crisi la difesa che l’Amministrazione propone a seguire. La risposta elenca, infatti, una serie di strumenti partecipativi attivati negli anni: il percorso sul Piano Strutturale e sul Piano Operativo, le convocazioni delle commissioni consiliari per la linea tramviaria 3.2, la conferenza dei servizi per la 3.2.2, la pubblicazione degli elaborati per le linee 4.1 e 4.2. Sono strumenti formalmente corretti — lo riconosce lo stesso Assessore — ma la sua stessa risposta ci dice perché non bastano: «questi strumenti – pur formalmente corretti – non sempre raggiungono in modo capillare i cittadini direttamente coinvolti».
È un’ammissione che va presa sul serio, perché viene dall’Assessore alla Partecipazione e conferma ciò che i comitati, i movimenti e questo gruppo consiliare sostengono da mesi.”
“C’è però una contraddizione irrisolta – prosegue Palagi – Se il dibattito pubblico deve avvenire prima che le scelte siano fatte — come l’Assessore stesso afferma — allora gli esempi portati non dimostrano che l’Amministrazione abbia praticato il DP: dimostrano che ha informato la cittadinanza, o la ha consultata su progetti già definiti. Non è la stessa cosa. La distinzione tra condivisione e comunicazione unidirezionale — che avevamo posto nell’interrogazione — rimane in piedi. L’unica risposta concreta alle nostre domande (quali criteri per l’attivazione volontaria? soglie calibrate su Firenze? risorse dedicate?) arriva nell’ultima riga: il Regolamento comunale sulla partecipazione, in aggiornamento, prevede agli articoli 27 e 28 uno strumento di Dibattito Pubblico «calibrato sulla realtà di Firenze».
È un impegno che registriamo. Ma non c’è descrizione nel merito. Quando sarà approvato? Su quali tipologie di intervento si applicherà? Con quale soglia? Questa interrogazione è stata presentata nel marzo 2026, mentre Firenze era attraversata da una mobilitazione ampia e trasversale per una svolta urbanistica — assemblee pubbliche, richieste di moratoria, domande di discontinuità rispetto a scelte già prese. La risposta dell’Assessore non si confronta con quella domanda politica. Parla di strumenti, di procedure, di esperienze passate. Non dice se l’Amministrazione intende cambiare approccio su quanto è ancora in discussione. Come Sinistra Progetto Comune seguiremo da vicino l’iter del nuovo Regolamento sulla partecipazione. Gli articoli 27 e 28 devono avere un contenuto preciso: soglie chiare, tempistiche garantite, risorse reali. Se il principio condiviso — lo scrive l’Assessore stesso — è che «la sfida è passare dall’enunciazione alla pratica», allora lo misureremo su quegli articoli. Nel frattempo – conclude – ribadiamo tre richieste che arrivano dal territorio: una moratoria sulle principali trasformazioni, una svolta radicale per la giustizia climatica e ipotizzare un Consiglio comunale cittadino aperto sul tema urbanistico, collegato a una prospettiva complessiva della società che immaginiamo.”
