Il povero animale è in condizioni precarie. Istituzioni e Municipale si girano dall’altra parte?
Da anni mi batto in prima linea per la tutela degli animali, per il sociale e per la sicurezza urbana sul territorio fiorentino. Chi mi conosce sa che non ho mai fatto una battaglia di facciata: ho sempre cercato di distinguere con onestà chi vive una condizione di difficoltà reale e trova in un animale una compagnia sincera, da chi invece quell’animale lo usa, lo sfrutta e lo riduce a strumento di profitto. Ed è proprio di questo che oggi bisogna parlare.
A Firenze, e in particolare in alcune zone del centro, continua a ripetersi sotto gli occhi di tutti una realtà che non può più essere ignorata: cani utilizzati per accattonaggio, esposti per ore al freddo, al caldo, al rumore, allo stress continuo, spesso senza cure adeguate e in condizioni igienico-sanitarie che definire precarie è poco.
Ma c’è di peggio. Ci sono situazioni precise, note a molti cittadini, in cui soggetti con gravi problemi di tossicodipendenza e alcolismo non si limitano a usare il cane per suscitare compassione e ottenere denaro. In alcuni casi, quei cani vengono vittime di sfruttamento e di vero e proprio maltrattamento animale: vengono strattonati, picchiati, umiliati durante l’intera giornata.
Tutto questo avviene davanti agli occhi di tutti. Davanti ai passanti. Davanti agli esercenti. Davanti alla polizia municipale di Firenze. Davanti alle istituzioni. Davanti al Comune di Firenze. Eppure, ancora oggi, non cambia nulla.
C’è un caso che più di altri rappresenta questa vergogna. In via Cerretani si trova un cane che da tempo versa in condizioni di salute preoccupanti. Sta male. Ha evidenti problemi fisici. Da quanto viene riferito, presenta anche sangue nelle feci, un segnale che non può essere minimizzato né ignorato.
Durante il sopralluogo effettuato nella zona di via Cerretani, è emersa un’ulteriore situazione di forte criticità. All’interno della filiale di una banca di riferimento erano presenti circa dieci persone che avevano trasformato gli spazi in un vero e proprio accampamento per la notte.
Secondo quanto rilevato sul posto, l’accesso al bancomat risultava di fatto impedito dall’interno, rendendone impossibile l’utilizzo da parte dei cittadini. Un episodio che si inserisce in un contesto più ampio di degrado urbano e di mancato controllo del territorio, sotto gli occhi di residenti, commercianti e passanti.
La domanda è semplice e drammatica allo stesso tempo: è possibile che nessuno se ne accorga? È possibile che un animale in quello stato continui a rimanere lì, ogni giorno, senza un intervento immediato? È possibile che nessuno ritenga necessario verificare le sue condizioni, tutelarlo, sottrarlo a un contesto che appare incompatibile con il suo benessere?
Questa non è più soltanto una questione di degrado urbano. Questa è una questione di civiltà. Di responsabilità.
Di coscienza pubblica.
Io, Simone Scavullo, da anni porto avanti una denuncia pubblica su situazioni di sofferenza, abbandono e violazione dei diritti degli animali. Ho scelto di stare dalla parte di chi non ha voce. E oggi torno a farlo con forza, forse con amarezza, ma soprattutto con la convinzione che non sia più possibile voltarsi dall’altra parte.
Questo vuole essere il mio ultimo appello. Chiedo alle istituzioni competenti, ai servizi veterinari e a chiunque abbia dovere di intervenire, un immediato intervento istituzionale. Non domani. Non quando sarà troppo tardi. Perché ogni giorno che passa, per quell’animale, può significare altra sofferenza. Non si può continuare a parlare di tutela animale soltanto nei convegni, nei comunicati o nelle campagne di sensibilizzazione, se poi davanti a situazioni concrete si sceglie il silenzio.
Io continuerò a denunciare, a segnalare, a espormi come ho sempre fatto. Ma la risposta deve arrivare dalle istituzioni, con atti concreti, tempestivi e verificabili. Perché un cane non è un mezzo per fare soldi. Non è un oggetto.
Non è un accessorio della miseria. È una vita. E una vita che soffre non può più aspettare.
