La pagoda delle Cascine: storia di un “restyling” infinito e del mistero della sua scomparsa

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Tra appalti saltati e lavori infiniti, l’area resta da anni ostaggio di burocrazia e degrado

 

Tutto sembrava roseo nel Luglio del 2021, quando l’allora sindaco Dario Nardella annunciava sui social la “rinascita” dell’area: uno chalet ottagonale ispirato all’Ottocento, panchine intelligenti e nuovi servizi per quello che doveva essere l’esempio concreto di un parco che cambia. In realtà, il viaggio era iniziato già nel 2020 con l’aggiudicazione dell’appalto a un raggruppamento di imprese, poi naufragato tra ritardi legati alla pandemia e l’uscita di scena di una delle ditte.

Da allora, è stato un susseguirsi di intoppi legali e burocratici. La ditta subentrante, La Fenice Srl, è finita al centro di inchieste romane per appalti truccati, lasciando dietro di sé un cantiere fantasma e un conto per l’amministrazione che ha già superato il milione di euro. Il testimone è poi passato alla ditta ICE di Troncone Marcello, con un cartello che, ancora oggi, prometteva mestamente la fine dei lavori per il 2 febbraio 2025. Quella data è passata da oltre un anno, e l’unica cosa che sembra essersi mossa è la ruggine sulle recinzioni.

Oggi, a marzo 2026, l’amministrazione prova a giocare l’ultima carta della speranza: l’inizio dell’estate. Dovrebbe aprire un bar, dovrebbero esserci attività sociali, ma i cittadini sono ormai abituati a questi “ultimatum” che scivolano via come l’Arno in piena. Nel frattempo, la realtà si presenta con il volto della decadenza: le recinzioni del cantiere sono divelte in più punti — sarà stato il vento, o forse la rassegnazione? — e il degrado continua a farla da padrone proprio accanto al nuovo hub dei bus turistici.

Ma il vero tocco di classe arriva dai rendering del nuovo progetto per Piazza Vittorio Veneto: guardando attentamente le immagini della piazza riqualificata, la Pagoda sembra essere letteralmente evaporata. Forse è questo il destino finale dello storico locale: non una rinascita, ma una lenta e silenziosa cancellazione, tra un “vedremo” e un cartello di cantiere scaduto da un pezzo. Chissà se l’estate 2026 porterà davvero un caffè o se dovremo aspettare un’altra variante urbanistica per vedere finalmente svanire le transenne.