C’è un fil rouge che unisce il passato, il presente e, se vogliamo, anche il futuro immediato della nostra città e non solo: la dismissione. Il numero odierno di Repubblica Firenze ricorda o informa i lettori di quella che fu la Galileo Campolmi, premiata ditta di concimi nata nel 1875, allargata nel 1921 e chiusa nel 1969, con «decine di ipotesi di rigenerazione abbozzate dai privati…finite nel dimenticatoio negli ultimi 20-25 anni». Praticamente la fine che rischiano di fare le 360 opere supportate dal PNRR, che dal canto suo scadrà il 1° luglio, e che vedono «oltre 270 milioni appesi a un filo» (La Nazione Firenze) non solo per lo stadio ma anche per gli asili nido come lo “Stregatto” e quelli di via Nicolodi e via Campana, scuole come la “Calvino”, la linea tranviaria 4.2 e il piano di autonomia per gli anziani, senza che neppure sia chiaro «come saranno gestite le proposte finanziate dal piano ma non concluse entro i tempi». Poi ci sono le 864 case popolari «da ristrutturare e inutilizzabili» di cui ha parlato Il Tirreno Firenze propiziato da un accesso agli atti effettuato dalla consigliera Del Re (Firenze Democratica): 70 in più rispetto all’ottobre 2024, quasi la metà (404) degli alloggi sfitti risulta essere ubicata nel Quartiere 5, seguito dai 197 del Q4 e dai 132 nel Q2, staccanti di gran lunga i 57 del Q3 e i 45 nel Q1. Smentito dai numeri nella sua propaganda, l’assessore Giorgio dovrà recarsi stasera alle Leopoldine per un incontro coi comitati dell’Oltrarno, che lanciano l’allarme su sosta selvaggia, rumori molesti fino all’alba e assedio di caos e auto, chiedendo vigili e ZTL tutto l’anno per scongiurare la fuga dei residenti. Ne ha parlato La Nazione Firenze, sulla quale si può leggere un articolo di analogo tenore a proposito della «giungla Villa Costanza», le cui tranvie sono letteralmente tutte occupate dai turisti a scapito dei fiorentini, che rimangono «a piedi» anche all’Isolotto. A rilento vanno invece gli affari degli avvocati, a causa della «troppa concorrenza»: impietosa l’indagine CENSIS riportata su La Repubblica Firenze, quelli toscani guadagnano il 27% in meno dei loro colleghi laziali, il 22% in meno dei liguri e il 12% in meno degli emiliano-romagnoli. Il divario con la Lombardia è addirittura del 46%: si parla, in generale, di un reddito medio di 47.281 euro all’anno. C’è coscienza della situazione, giacché l’81.3% dubita che i propri introiti possano aumentare da qui all’anno prossimo. Sicuramente, a sentire il resto dei cittadini nei propri ambiti, la percentuale non potrebbe che aumentare. (JCM)
In copertina: Copyright Fotocronache Germogli
