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Palagi (SPC): “Vigile di Quartiere: Sindaca e Giunta dicono di no, chiudendo di fatto al confronto”

GERMOGLI PH 5 MARZO 2026 FIRENZE FOTO SIMBOLO POLIZIA MUNICIPALE LOCALE AGENTI STRADA
  • 4 Maggio 2026
  • Redazione La Firenze Che Vorrei

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Sul vigile di quartiere, Palagi contesta tempi e modalità dell’annuncio: prima la conferenza stampa, poi l’ascolto dei cittadini, in un ordine che secondo lui tradisce una scelta politica precisa

 

La sequenza è il messaggio, e per Dmitrij Palagi non lascia spazio a interpretazioni: prima la conferenza stampa, poi — solo dopo — l’assemblea dei cittadini. “L’ascolto e il dialogo devono precedere le conferenze stampa”, afferma il consigliere di Sinistra Progetto Comune, denunciando una scelta “inconsueta, improvvisa, ma consapevole” di partecipare all’annuncio della Sindaca per capire direttamente cosa fosse già stato deciso sul vigile di quartiere. Il punto, insiste, è proprio questo: “hanno già deciso”, e lo hanno fatto prima che la commissione competente si esprimesse sulle mozioni depositate, prima che i comitati potessero discutere formalmente il piano, prima che le sedi istituzionali esercitassero il loro ruolo.

“La sequenza non è casuale: è un metodo”, attacca, un metodo che riduce la partecipazione a un bivio sterile — “ratificare tra gli applausi, o contestare con i fischi” — svuotandola di contenuto reale. Nel mirino non c’è solo la tempistica, ma l’impianto complessivo: il piano illustrato dall’amministrazione — 40 servizi settimanali, 80 agenti, migliaia di ore operative, cabina di regia periodica e integrazione con unità specialistiche — viene letto come il rafforzamento di una polizia territoriale, non come l’avvio di una vera polizia di comunità. “La differenza non è nominale”, sottolinea Palagi, richiamando una distinzione che la letteratura scientifica considera sostanziale: la sicurezza urbana, sostiene, nasce prima dalla coesione sociale e dalla fiducia tra residenti che dalla densità dei controlli.

Non manca una stoccata alla Sindaca per il riferimento al Governo nazionale e alla necessità di “altre divise”, letto come un modo per spostare il baricentro della risposta sull’emergenza anziché sui servizi quotidiani dello Stato. La critica, però, resta ancorata al livello locale e al funzionamento della democrazia urbana: consigli comunali, consigli di quartiere e commissioni “non sono un ostacolo burocratico”, ma il luogo della deliberazione pubblica, e ignorarli equivale a una precisa scelta politica. La partita, tuttavia, non è chiusa: “Stasera saremo all’assemblea. Per ascoltare”, conclude Palagi, ribadendo che la partecipazione non può essere ridotta a formalità, perché è “la sostanza di un governo della città che voglia essere democratico”.

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