La nuova pandemia del Cubo Nero esce da Firenze e colpisce i prestigiosi panorami delle sue (ex?) belle colline

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La gita domenicale in moto rivela l’espansione del metodo cemento-mangia-cielo a San Casciano Val di Pesa dove dopo 1000 anni la popolazione viene deprivata dello sguardo sulla pieve romanica di Decimo da cui la comunita ebbe origine. Casette stile blocchetto si ergono all’improvviso nel piazzale dell’ex stazione e nascondono per sempre alla vista la chiesa dell’amatissimo don Gino Gamannossi al decimo miglio romano da Firenze.

In una botta unica di cemento le autorizzazioni date al compound spuntato dal nulla cancellano la veduta confortante della pieve, antica radice del luogo; la presenza, in memoria, benedicente del sacerdote in via di beatificazione, e quindi un altro colpo alla nemica Chiesa; un panorama ameno e gradevole che contribuiva ad arginare l’imposizione acida no future di una vita tossica utile ai manovratori.

Seguendo i viali lungo ciò che rimane delle antiche mura medievali deturpate, altro consumo-di-cielo e di panorama sulla valle del Pesa e altro colpo all’identità, con la costruzione del nuovo municipio a tappare lo sguardo che prima si liberava sul verde e per le colline fino a immaginare il mare. Maestranze mediterranee sono state incaricate di un nuovo Cubo Nero che chiude la bella vista. Ma i locali, ci dicono mentre posteggiamo la moto nel Piazzone, sussurrano e non gridano. Sono gli stessi che pochi anni fa furono capaci di perdere il controllo della loro panciosa banca rurale per correre dietro al piffero di Renzi. Mal voluto ben goduto?

Chiunque scopra altri nascenti cubi contatti: redazione@lafirenzechevorrei.it