Come si spiega il nostro Mondo senza la categoria del Male?

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di Francesco Borgognoni

La domanda è lecita. Questo nostro mondo, Grande e Terribile, si spiega senza la categoria del Male? Le ricorrenti atrocità sugli indifesi, le repellenti abitudini dei potenti, la perniciosa ottusità delle plebi e, più in generale, il trionfo delle iniquità sembrano elementi non sempre riconducibili alla sfera della politica e della economia.

Sicuramente sarebbe un errore pensare che solo una logica del profitto e del vantaggio unilaterale presieda alla ragione di questi comportamenti umani che, diciamocelo, paiono appartenere più alla sfera di una coazione psichiatrica che a quella di un piano meditato di convivenza, per quanto iniquamente concepito.

Forse ci troviamo tutti un po’ spaesati dentro questo tipo di riflessione perché la contemporaneità, da tempo e colpevolmente, ha perso quei punti di riferimento spirituali che solo i Maestri possono dare e che sopravvivono, male e perversamente, ormai solo all’interno di qualche fondamentalismo religioso, disseminado il terreno di frutti avvelenati.

Nel 1928, nella allora URSS, in una città che si chiamava Leningrado Vladimir Jakoklevic Propp pubblicò un libro dal titolo Radici storiche dei racconti di fiabe. Un lavoro prodigioso nel quale l’autore, portando a sostegno delle sue tesi le risultanze di una straordinaria varietà di ricerca sulle fonti, evidenziava un fatto impressionante, rimarchevole ed istruttivo: in tutti i tempi ed in ogni civiltà che ha lasciato traccia di sé esisteva una tradizione orale e scritta di racconti di fiabe. Ed in questi racconti veniva rappresentata – in modo drammaturgico – la esistenza di una volontà malevola che attentava alla esistenza delle creature più deboli ed indifese. Per stare solo a noi: la Strega Cattiva, l’Orco che mangia i Bambini, Pollicino, Cappuccetto Rosso e quant’altri la fantasia e lo specifico dello habitat poteva contemplare.

Una galleria di figure di avvertimento volte a determinare l’insorgere di un atteggiamento di difesa nei confronti di una volontà di distruzione e di morte. Il Male appunto, che perennemente attenta – direbbe un credente – all’esistenza dell’uomo, in quanto opera divina e tenta di pervertire la di lui Sacra Allenza con la natura.

Il Male, questa insofferenza alla armonia e all’equilibrio, che chi ha incontrato nella corso della vita mai dimentica, si nutre di superficialità ed ignoranza, e che abita i luoghi senza Amore. Goethe, con l’intuizione dei Grandi bene, ne descrisse il portatore come colui che sempre nega.