Il presidente Salvatore Calleri lo definisce “un regalo ai candidati sindaci” dopo venti anni di negazionismo. Le mafie, e non solo cinesi, ci sono e sono vive.
Presentato questa mattina dal Presidente Salvatore Calleri un report di oltre cento pagine che rappresentano un “bignami” sugli accadimenti criminali, le indagini e le operazioni di polizia giudiziaria che si sono svolte negli ultimi venti anni a Prato, corredate dalle relazioni della DIA.
Non solo: l’ampio documento, come ha raccontato in occasione della presentazione avvenuta nel giardino intitolato al giudice scomparso a Firenze, è allegato anche dallo studio Irpet che, basandosi su una serie di indicatori e reati spia selezionati, afferma che la provincia pratese si pone al venticinquesimo posto fra i territori italiani più funestati dalla presenza mafiosa.
Un panorama decisamente preoccupante che ha senz’altro cominciato a essere più attenzionato ultimamente dai media per più motivi.
Da un lato per l’attivismo del procuratore Luca Tescaroli, dall’altro per le azioni di contrasto allo sfruttamento lavorativo nell’indotto cinese e non solo messe in atto dai Sudd Cobas: dai pestaggi dei lavoratori in sciopero ai tentati omicidi agli attentati incendiari ai sequestri. Tutto dà conto del richiamo del procuratore all’escalation criminale del territorio. Basti pensare, nello specifico, alla “guerra delle grucce”.
Le presenze criminali nel territorio laniero non vanno “assolutamente sottovalutate come è stato fatto negli ultimi venti anni, perdendo tempo prezioso”, dice il senatore Giuseppe Lumia già presidente della commissione parlamentare antimafia, con Salvatore Calleri.
“Dal quadro emerge che c’è una guerra di mafia in corso”, con episodi “anche negli ultimi 10 giorni, tra banche clandestine e il traffico di rifiuti tessili tra Montemurlo e Livorno”, arrivando ai pestaggi dei lavoratori che dicono basta. Ma perché si è sottovalutata la situazione negli anni?
Per il presidente della Fondazione Caponnetto, la situazione delle ex isole felici è spesso più difficilmente fotografabile dalle forze politiche locali anche per un “malinteso senso di difesa della reputazione del territorio”. Ciò non toglie che esista una responsabilità socio-politica generale, “perché comunque non si è trattato un tema quando lo si doveva fare, magari anche in buona fede”.
Un passo da compiere il prima possibile è quello di eliminare “le terre di nessuno che ancora esistono e in cui ancora nessuno entra, in mezzo ai capannoni”, sottolinea Calleri, rivolgendosi anche ai candidati sindaco che verranno votati fra il 24 e il 25 maggio per sedere sulla poltrona di primo cittadini di Prato. Due di loro erano presenti stamani: Gianluca Banchelli (centrodestra) e Jonathan Targetti (L’alternativa c’è).
“Non possiamo avere terre di nessuno nello Stato italiano, da nessuna parte, in nessun posto. Quindi bisogna lavorare affinché diventino terre di tutti, intervenendo con la necessaria durezza.
La politica deve essere inavvicinabile. Le organizzazioni criminali, quando sono presenti sul territorio, provano sempre a influenzare le elezioni, sempre. È una regola. Quindi, è una regola che potenzialmente vale anche per Prato”.
Un report come accennato con un incipit di eccellenza ovvero con le riflessione del già presidente della Commissione Antimafia senatore Giuseppe Lumia, che torna a sottolineare di evitare la sottovalutazione del fenomeno.
Nessuna discriminazione nei confronti dei cittadini cinesi, che alimenta paradossalmente la forza delle mafie, ma neanche il cinismo di fare affari comunque, pur sapendo che la zona d’ombra di quegli affari divora dall’interno il concetto stesso di legalità. “Serve un atteggiamento serio e responsabile che non discrimina, ma chiama alla responsabilità insieme la comunità cinese e quella italiana”.
Proposte concrete? “La legge del 93, che obbliga i segretari comunali, i notai, a segnalare alla questura i passaggi di proprietà. Chiediamo che presso la Prefettura di Prato ci sia un monitoraggio capillare per capire e poter intervenire per tempo sull’attività del riciclaggio locale e internazionale”.
Un’altra proposta molto concreta: “Fare in modo che dentro le aziende cinesi ci siano protocolli di legalità: chi si impegna a denunciare estorsioni, richieste corruttive, l’utilizzo senza regole della manodopera anche cinese, dev’essere premiato, anche attraverso la leva fiscale locale”.
Senza dimenticare il piano educativo e culturale che deve essere portato avanti nelle scuole. “Sulla lotta alle mafie – conclude Lumia, rivolgendosi alla politica – proviamo ad essere uniti”.

