Il capogruppo FdI: «884 milioni stanziati, speso solo il 25%. La Regione va a rilento, il Comune fa propaganda».
A quasi tre anni dal 2 novembre 2023, la Piana fiorentina vive ancora «in uno stato di precarietà e terrore». Lo denuncia il capogruppo di Fratelli d’Italia a Campi Bisenzio, Roberto Valerio, che ha scritto una lettera al Ministro della Protezione Civile Nello Musumeci chiedendo un nuovo sopralluogo istituzionale a Campi.
«La sua presenza è l’unica garanzia per assicurare che le opere strutturali attese da oltre trent’anni, come le casse di espansione e la manutenzione degli argini, diventino prioritarie per Comune e Regione», scrive Valerio. «Non possiamo continuare a vivere nell’emergenza».
Il ricordo della vittima, Gianni Pasquini, è «una ferita aperta che si rinnova a ogni allerta meteo». E i fatti del marzo 2025, quando Campi ha «sfiorato nuovamente il disastro per l’omessa manutenzione ordinaria degli argini in Via Delle Corti», lo dimostrano.
«Non si tratta di fatalità o di sola emergenza climatica», attacca Valerio. «I verbali del Genio Civile parlavano chiaro: i presidi di sicurezza erano, e restano, insufficienti. La narrazione che attribuisce tutto ai cambiamenti climatici è una comoda scusa per coprire decenni di mancata manutenzione di fiumi, greti e sistemi di drenaggio».
Dati alla mano, il capogruppo cita la Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico: «A fronte di 884 milioni di euro stanziati nel tempo per il dissesto, la Regione Toscana ha speso effettivamente solo il 25%, secondo i rilievi della Corte dei Conti. È un dato che grida vendetta».
A Roma, dice, «i comitati hanno denunciato ritardi burocratici inaccettabili nell’erogazione dei ristori e la totale assenza di cronoprogrammi vincolanti per le casse di espansione. Le risorse ci sono, i cantieri languono».
Durissimo il giudizio sulla politica locale. La mozione presentata da Valerio il 15 aprile per chiedere un sopralluogo di Musumeci è stata bocciata il 12 maggio. «Con motivazioni pretestuose e attacchi personali contro il Ministro. È grave che, in una città ancora ferita, la maggioranza preferisca lo scontro ideologico al confronto istituzionale, rifiutando persino di invocare l’aiuto del Governo Centrale».
Per Valerio la lezione dell’alluvione del 1991 insegna che «la verità giudiziaria e tecnica ha sempre smentito la teoria della ‘fatalità’. La storia si ripete perché ci si rifiuta di imparare dagli errori del passato».
«Il mio non è solo un atto politico, è un dovere verso i concittadini», conclude Valerio. «Chiediamo a Musumeci di tornare non come figura di rappresentanza, ma come garante. La politica delle ‘somme urgenze’ post-disastro deve lasciare il posto a una pianificazione seria e indifferibile».
All’appello di FdI si uniscono i Comitati firmatari del Manifesto dei Diritti degli Alluvionati. Se Musumeci tornerà in Toscana, chiedono di incontrarlo a settembre, ottobre e novembre, nei mesi in cui si ricorderanno i 3 anni dall’alluvione del 2023.
«Non possono essere dimenticati, più ancora dei 60 anni da quella di Firenze del 1966», scrivono. In quell’occasione consegneranno al Ministro la maglietta col Manifesto dei Diritti degli Alluvionati e chiederanno al Governo centrale di «ridefinire correttamente la sagoma degli alvei dei corsi d’acqua, con l’eliminazione delle isole formatesi per accumulo di detriti», anche nei comuni della Città Metropolitana di Firenze e Prato. Il messaggio è chiaro: ora basta propaganda, servono cantieri e sicurezza vera.

