Droga, business da 1 miliardo in Toscana: Livorno porta d’ingresso, Prato “hub”, Firenze a tutta coca. E le mafie cooperano

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Dal Rapporto 2025: la regione terza in Italia per sequestri. ‘Ndrangheta finanzia e ricicla, albanesi e nigeriani gestiscono lo spaccio. E i proventi finiscono nella ristorazione, nel turismo, nell’edilizia e nel ciclo dei rifiuti.

 

Vale tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro l’anno il mercato della droga in Toscana. La regione si conferma terza in Italia per peso e volume di stupefacenti sequestrati e catalizza da sola l’11% dei sequestri nazionali.

È quanto emerge dal Rapporto Informativo / Analisi Dati: Il Mercato degli Stupefacenti in Toscana, elaborato su dati DIA, DCSA, IRPET e Regione Toscana.

Secondo il rapporto, la Toscana non è il monopolio di un’unica organizzazione, ma un «teatro di sinergie» tra mafie italiane e gruppi stranieri.

Il Porto di Livorno è definito il «secondo scalo italiano per importazione di cocaina». Tra il 2011 e il 2024 vi è stato intercettato il 74% di tutta la cocaina sequestrata in Toscana: 7.818 kg arrivati via mare dal Sudamerica.

Nel complesso, il 60% degli ingressi internazionali passa da Livorno.

Una volta entrata, la merce si muove lungo il «Quadrilatero della Distribuzione»: la Fi-Pi-Li e l’A11. In questo corridoio Prato ricopre «un ruolo strategico fondamentale come crocevia del trasporto su gomma nazionale ed europeo», utilizzato anche per lo smistamento di carichi in arrivo dal Nord Europa.

Il consumo si concentra invece nell’Area Metropolitana Fiorentina. Firenze registra il 35% del fenomeno regionale, seguita da Prato con il 25%. Qui, insieme a Prato, i grandi cartelli «provvedono a ripulire i proventi illeciti», reinvestendoli in attività commerciali e strutture turistiche e ristorazione.

La mappatura evidenzia una «divisione pragmatica dei ruoli». Le mafie autoctone – ‘Ndrangheta in testa con il 40% -, gestiscono «grandi capitali, finanza illecita e logistica». La ‘Ndrangheta opera in trasferta e reinveste i proventi nell’economia legale: edilizia, ristorazione, stabilimenti balneari e traffico di rifiuti.

Le organizzazioni straniere si occupano invece del «controllo operativo e della distribuzione sul territorio».

Gli albanesi al 20% trattano direttamente con i cartelli sudamericani per importare cocaina ed eroina. I nigeriani al 25% gestiscono le piazze di spaccio urbane di medio e basso livello. I maghrebini al 15% sono radicati nel traffico al dettaglio di cannabis e hanno delocalizzato i centri di stoccaggio nelle Cerbaie, tra Pisa, Firenze, Lucca e Pistoia, usate come «magazzini naturali» e «mercato a cielo aperto».

«Non si assiste a una ‘guerra di mafia’ per il controllo militare del territorio – si legge nella sintesi degli inquirenti – Esiste invece una convivenza pragmatica».

I cannabinoidi rappresentano oltre il 70% del peso fisico totale per un «consumo di massa capillare».

La cocaina genera invece il «massimo profitto economico». Le analisi delle acque reflue sull’asse Firenze-Prato indicano consumi altissimi: oltre 12 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti.

In aumento del 12% nel 2025 anche il traffico di sostanze sintetiche, legate alla vita notturna.

A trainare la domanda sono soprattutto i giovani: si stima che in Toscana circa mezzo milione di studenti entri in contatto o consumi cannabinoidi o altre sostanze nell’arco dell’anno.

Tra le prospettive indicate dal rapporto: il rafforzamento dei controlli interportuali e un maggiore coordinamento interforze.