Le Mulina, il conto continua a crescere: oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici per rimediare ai fallimenti della concession

GERMOGLI PH 22 LUGLIO 2025 FIRENZE PARCO DELLE CASCINE EX IPPODROMO LE MULINA OPERAZIONE SOPRALLUOGO DELLA POLIZIA MUNICIPALE LOCALE SGOMBERO NELLA FOTO

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 I nuovi dati diffusi dal consigliere Palagi fotografano il costo sostenuto dal Comune dal 2022: circa 544 mila euro di spese contro appena 75 mila euro recuperati attraverso la fideiussione. Numeri che riaprono il dibattito sulle responsabilità dell’amministrazione nella gestione di uno dei più clamorosi fallimenti urbanistici degli ultimi anni

 

L’ex ippodromo Le Mulina è ormai da oltre un decennio uno dei simboli del degrado e delle occasioni perdute di Firenze. Quello che avrebbe dovuto diventare un importante progetto di recupero e valorizzazione si è trasformato in una lunga vicenda fatta di ritardi, contenziosi, incendi, occupazioni abusive, interventi d’urgenza e continui esborsi di denaro pubblico. Il complesso era stato affidato in concessione venticinquennale a un soggetto privato con l’obiettivo di rilanciarlo. Quel progetto, però, non è mai decollato e negli anni il degrado è cresciuto fino a rendere necessaria la decadenza della concessione e l’avvio di una lunga battaglia giudiziaria.

Solo il 4 marzo 2026 la sindaca Funaro annunciava con soddisfazione la vittoria del Comune davanti al TAR Toscana: “Oggi abbiamo avuto una grande notizia, abbiamo vinto il ricorso contro i gestori delle Mulina. Le Mulina tornano all’amministrazione comunale e noi lavoreremo e metteremo tutto il nostro impegno per restituire questo luogo alla città, per fare in modo che questo pezzo importante delle Cascine possa essere fruibile per tutti. Questo luogo per troppo tempo è stato luogo di degrado e di abbandono e la sentenza ha certificato questo e ha dato ragione all’amministrazione comunale.”

A distanza di pochi mesi, però, i nuovi dati resi noti dal consigliere Dmitrij Palagi raccontano anche un’altra faccia della medaglia. Una faccia fatta di costi sostenuti dalla collettività e di interrogativi ancora aperti sulla gestione amministrativa della vicenda. Dalla risposta dell’assessore a una specifica interrogazione emerge infatti che la società concessionaria risulta debitrice nei confronti del Comune per 325.041,37 euro di canoni non versati, mentre Palazzo Vecchio è riuscito a recuperare soltanto 75 mila euro attraverso l’escussione della fideiussione. Contemporaneamente, però, dal 2022 il Comune ha dovuto impegnare complessivamente circa 544 mila euro sull’ex ippodromo. Le somme comprendono 24.400 euro di lavori urgenti eseguiti nel 2022, quasi 92 mila euro per la rimozione dei rifiuti nel 2023, oltre 277 mila euro derivanti dalla sentenza del Consiglio di Stato e altri 149.672 euro destinati agli interventi urgenti di consolidamento e messa in sicurezza del 2025, resisi necessari dopo che il concessionario non aveva ottemperato all’ordinanza emessa dalla sindaca.

In altre parole, per ogni euro recuperato attraverso la fideiussione, il Comune ne ha spesi oltre sette. Ma il dato economico è soltanto una parte del problema. La domanda politica che questi numeri inevitabilmente sollevano riguarda il ruolo esercitato dall’amministrazione durante tutti gli anni della concessione. Perché se oggi Palazzo Vecchio è costretto a intervenire direttamente con risorse pubbliche per eseguire opere che il concessionario avrebbe dovuto realizzare, significa che il sistema di controllo sul rispetto degli obblighi contrattuali non è riuscito a impedire il progressivo deterioramento dell’immobile. Ancora più significativo è quanto emerge dagli stessi atti amministrativi richiamati da Palagi. Nel giugno 2025, quando il Comune tentò di eseguire i lavori urgenti di messa in sicurezza, la concessionaria contestò perfino l’accesso ai funzionari comunali e all’impresa incaricata, consentendo di fatto l’esecuzione dei soli interventi esterni. Una situazione che restituisce l’immagine di una gestione estremamente complessa e difficoltosa, arrivata dopo anni di progressivo deterioramento del rapporto tra amministrazione e concessionario.

Nella risposta all’interrogazione, il Comune ribadisce che la priorità della Giunta rimane quella di rientrare pienamente in possesso del complesso e procedere al recupero dell’area. Tuttavia, osserva Palagi, mancano valutazioni complessive sul fallimento della concessione e soprattutto non viene affrontato il tema della vigilanza esercitata dal Comune sui beni pubblici affidati ai privati. È proprio questo il punto più delicato dell’intera vicenda. La sentenza favorevole ottenuta dal Comune rappresenta certamente un passaggio importante, ma non cancella undici anni durante i quali un bene monumentale delle Cascine è progressivamente precipitato nel degrado fino a richiedere continui interventi pubblici. La vicenda, inoltre, non è ancora definitivamente chiusa. La concessionaria ha infatti impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza favorevole al Comune pronunciata dal TAR Toscana, mantenendo aperto un nuovo fronte giudiziario che potrebbe prolungare ulteriormente i tempi del definitivo recupero dell’area.

Per questo i numeri diffusi oggi assumono un significato che va oltre la semplice contabilità. Dimostrano che il prezzo del fallimento della concessione non si misura soltanto nello stato di abbandono in cui è stato lasciato uno dei luoghi simbolo delle Cascine, ma anche nelle centinaia di migliaia di euro che il Comune ha dovuto impegnare per sopperire alle inadempienze del concessionario. Ed è proprio qui che emerge la responsabilità politica dell’amministrazione. Perché il degrado delle Mulina non nasce con la sentenza del TAR né termina con la vittoria processuale celebrata dalla sindaca. È il risultato di anni nei quali Palazzo Vecchio non è riuscito a prevenire il deterioramento di un bene pubblico affidato in concessione, intervenendo soltanto quando la situazione era ormai compromessa. La vittoria in tribunale rappresenta senza dubbio un successo sul piano giuridico. I numeri resi noti oggi, però, ricordano che sul piano amministrativo il bilancio resta molto più difficile da rivendicare.