Un dossier analizza le mansioni reali degli operatori CdR: verifica EER, rifiuti pericolosi, ADR, controlli Albo Gestori e supporto agli organi di vigilanza. Il passaggio di 100 lavoratori costerebbe tra i 250 e i 350mila euro: lo 0,07% dell’EBITDA del gruppo.
Non sono semplici sorveglianti dell’isola ecologica. Sono il presidio tecnico che decide se un rifiuto può entrare, come va classificato e se un trasporto è in regola. Parte da qui la richiesta di riconoscere il livello 5A agli addetti dei Centri di Raccolta del gruppo Plures.
A metterlo nero su bianco è un documento di analisi firmato da Simone Esposito, delegato FIADEL, che ha incrociato i tre moduli formativi utilizzati per i corsi di aggiornamento degli addetti CdR.
Secondo l’analisi visionata da La Firenze che vorrei, il profilo esce completamente dalla dimensione esecutiva del livello 4A attualmente riconosciuto.
Le mansioni comprendono: verifica dei conferimenti, controllo della corretta classificazione con codici EER, verifica delle autorizzazioni dei trasportatori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, controllo dei formulari di trasporto, gestione dei rifiuti pericolosi e delle procedure ADR, controllo del deposito temporaneo, applicazione delle normative ambientali e di sicurezza, gestione delle emergenze, utilizzo di piattaforme informatiche dedicate e supporto agli organi di vigilanza durante le ispezioni.
«Compiti di controllo e verifica che incidono direttamente sulla conformità normativa dell’impianto e sulla tutela ambientale», si legge nel dossier, con «autonomia operativa, responsabilità documentata e responsabilità ambientale».
«In sostanza – spiega Esposito – un errore in classificazione o accettazione può generare per l’azienda responsabilità amministrative, ambientali ed economiche molto più pesanti del costo di un adeguamento contrattuale».
Quanto costerebbe? È questo il secondo punto forte del documento: la sostenibilità economica.
I bilanci 2025 di Plures, gruppo che gestisce i servizi ambientali nell’area fiorentina, parlano di un EBITDA adjusted di circa 405,8 milioni di euro, un utile netto adjusted di 67,3 milioni e un patrimonio netto superiore a 1,39 miliardi, con un piano di investimenti e digitalizzazione in corso.
Considerando un differenziale prudenziale tra 4A e 5A di 2.500 / 3.500 euro lordi annui a dipendente, il passaggio di 100 addetti determinerebbe un aggravio tra 250.000 e 350.000 euro l’anno.
«Parliamo di circa lo 0,07% dell’EBITDA e meno dello 0,5% dell’utile netto: un impatto economico sostanzialmente marginale rispetto alle dimensioni aziendali», conclude l’analisi.
«La rivendicazione, quindi, non sarebbe solo sostenibile, ma coerente con il ruolo strategico dei Centri di Raccolta per gli obiettivi di differenziata, tracciabilità e prevenzione delle sanzioni», aggiunge Esposito.
Ora la palla passa al tavolo di confronto tra azienda e organizzazioni sindacali.

