Rsa Le Civette, Asl conferma la chiusura. Cub: «Motivazioni poco convincenti, è una scelta politica»

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La Asl Toscana Centro conferma la chiusura della Rsa Le Civette ma le motivazioni non convincono il sindacato.

 

È quanto emerso dall’incontro di ieri tra le organizzazioni sindacali, convocato con un ordine del giorno definito «molto vago», dalla cooperativa Proges – assegnataria dell’appalto – e dai rappresentanti dell’Azienda sanitaria e della Società della Salute.

Nel corso dell’incontro, Proges ha formalizzato di aver ricevuto nel mese di agosto, tramite pec, una nota del direttore generale della Asl, informa Cub Sanità Italiana, nella quale «veniva comunicata la scadenza dell’appalto in essere al 31 dicembre 2026 e la cessazione del servizio».

Di fronte alla comunicazione, la cooperativa «non essendoci ipotesi di passaggio dei lavoratori ad altro datore per cambio appalto, è intenzionata ad avviare la procedura di licenziamento collettivo».

Si tratta di 28 lavoratori attualmente impiegati. Proges, fa sapere il sindacato, «ha dichiarato che farà di tutto per riassorbire i propri dipendenti, ma non potrà ricollocarli tutti», perché non dispone sul territorio di Firenze e provincia di un numero sufficiente di altri servizi in cui inserirli. Una situazione aggravata, sottolinea la Cub, dal fatto che gran parte del personale ha un’anzianità di servizio tra i 10 e i 20 anni, «con i relativi scatti salariali maturati», quindi più costoso e meno appetibile per altre cooperative.

Le motivazioni portate dai rappresentanti dell’Azienda sanitaria per la chiusura, riferisce la sigla, «hanno fatto riferimento a decisioni prese sulla base di valutazioni tecniche per cui l’Rsa non potrebbe avere i requisiti strutturali richiesti dalle normative per le residenze sanitarie». Si parla di problemi di sicurezza e di lavori più ingenti del previsto, che «sventrerebbero» la struttura, rendendo incompatibile la permanenza.

Un punto, questo, contestato dal sindacato, che ricorda come a ottobre 2023, quando fu chiusa parzialmente un’ala della Rsa con conseguente spostamento della metà degli anziani e parte dei lavoratori, «era previsto un piano di adeguamento strutturale che avrebbe dovuto portare al ripristino della situazione originale».

Da qui le domande poste dalla Cub: «Cosa è successo in questi tre anni? Perché si vuole chiudere definitivamente l’Rsa?». E ancora: «Perché nei locali del centro diurno Alzheimer chiuso nel 2023 in quanto non a norma, dopo pochi mesi è stata collocata la riabilitazione infantile dopo aver effettuato una manutenzione ordinaria?».

Dubbi anche sul futuro dell’area di San Salvi, «che doveva essere un polo di servizi per gli anziani». L’Asl, riporta la nota, «promette un trasferimento adeguato e personalizzato per gli anziani residenti». Una promessa, osserva la Cub, «già fatta nell’ottobre 2023, quando invece molti anziani trasferiti hanno pagato il prezzo della difficoltà di adattarsi ad un nuovo ambiente di vita e a nuovi operatori».

Stessa promessa, aggiunge il sindacato, per i 28 lavoratori, «ma sappiamo quanto sia stato difficoltoso, in passato, inserire in nuovi servizi operatori in numero notevolmente inferiore». Al sindacato, inoltre, «non risulta che in questi anni l’Azienda sanitaria abbia individuato una eventuale struttura alternativa di sua proprietà dove trasferire utenti e lavoratori», mentre emerge che in data 25 maggio una commissione consiliare avrebbe fatto un sopralluogo presso la palazzina 10, dove è ubicata l’Rsa Le Civette, «per un eventuale collocamento di un servizio Cot (Continuità ospedale territorio, servizio amministrativo)».

«Come sarà possibile ricollocare i lavoratori rispettandone i diritti acquisiti e la dignità lavorativa?», si chiede la Cub. «Come sarà possibile mantenere le relazioni che gli anziani hanno sviluppato in questi anni, dopo averli sfrattati dalla loro casa?».

Per il sindacato, «il problema non sia di natura esclusivamente tecnica ma politica e quindi vadano coinvolte le istituzioni regionali, il direttore generale della Asl, la sindaca e gli assessorati competenti».

Nel caso in cui la struttura sia davvero inadeguata e non sanabile, la richiesta è che «venga trovata nel quartiere una struttura adeguata dove poter trasferire per intero utenti e lavoratori» e che «i lavori appena iniziati non arrechino disturbo ai degenti né interrompano l’attività degli operatori». Una situazione che, se verificata, «configurerebbe una interruzione di pubblico servizio». La Cub segnala che proprio ieri «sono stati effettuati lavori di foratura con detriti lasciati a terra mentre gli ospiti si trovavano nelle vicinanze, e diversi arredi e ausili per la movimentazione dei degenti sono stati spostati e lasciati all’aperto per giorni, alle intemperie, limitando ulteriormente gli spazi comuni».

«Non intendiamo sottostare a scadenze imposte, dato che la situazione è ben conosciuta da tre anni», conclude la nota. «Rinunciare a una delle poche strutture pubbliche rimaste sul territorio è un grave danno: ci risulta che ci siano circa 40 anziani in lista d’attesa per un posto nella Rsa Le Civette». E ancora: «Anziani e lavoratori non sono pacchi che possono essere spostati da un posto all’altro in modo indolore. Aspettiamo insieme ai familiari delle risposte dalle istituzioni».

In copertina: copyright Wikimedia Commons