Divide, non solo la politica, l’immagine del consigliere Pd Andrea Ciulli. Per attaccare il ministro Tajani dopo la boiata sulla lunghezza delle gonne decide di mostrarsi davanti al gonfalone di Firenze imitando Albin, il celebre personaggio de Il Vizietto.
Che le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla lunghezza delle gonne delle donne siano una boiata è chiaro e derubricare il tutto a semplice battuta fa male a tutti coloro che hanno una testa sopra il collo.
Bene hanno fatto in tanti a sottolineare che la libertà e la serietà di una donna non si misurano in centimetri di stoffa di una gonna. Ovviamente vale lo stesso anche per il niqab, tornato alla ribalta nei medesimi frangenti, poiché, in nome della stessa libertà delle donne, lo si vuole, giustamente, vietare nelle scuole italiane.
Non esistono boiate di destra o di sinistra: esistono boiate. Se Tajani ha detto una boiata colossale – e lo ripetiamo – perché giudica una donna da come si veste riportandoci indietro di molti anni a modelli anacronistici ormai superati dal tempo e dalla storia, così come non si vuole che persone di un altro credo in nome della religione mandino le figlie a scuola in Italia con il niqab, non è certo scimmiottando il simpaticissimo personaggio di Albin del film Il Vizietto, splendidamente interpretato da Michel Serrault, che si portano avanti i sacrosanti diritti delle donne.
Le donne pretendono rispetto e non è rispetto essere scimmiottate, peraltro con una scenetta trita e ritrita da un consigliere comunale con un’immagine probabilmente creata con l’intelligenza artificiale dove si presenta davanti al Gonfalone del Salone dei Duecento abbigliato come una ballerina di terza fila da avanspettacolo, imitando nel look una donna.

«Continuare a raccontare le donne attraverso stereotipi che le dividono tra quelle “per bene”, affidabili e adatte alla famiglia, e quelle più appariscenti, considerate invece meno serie o addirittura potenzialmente infedeli. Non è questo il linguaggio che ci aspettiamo da un esponente delle istituzioni della Repubblica. La politica dovrebbe avere il compito di smontare questi stereotipi, non di riproporli. In un Paese che continua a confrontarsi con la violenza e le discriminazioni di genere, abbiamo bisogno di una cultura fondata sul rispetto, sull’autonomia e sulla libertà delle donne. La lunghezza di una gonna non misura il valore di una donna. La sua libertà sì».
Sono tutte più che condivisibili le parole pronunciate dal consigliere comunale Andrea Ciulli, che replica a Tajani cadendo però su una buccia di banana caricaturale.
«Anche meno, consigliere, con queste esibizioni non necessarie e non richieste dalle donne, almeno da quelle intelligenti e consapevoli», gli scrive una signora sui social.
La replica di Ciulli però nella quale sottolinea la sua grande attenzione e sensibilità verso le donne e le politiche di genere che tutti gli riconosciamo è però mi perdoni, un’ovvietà dovuta, ma ciò che Ciulli non ci spiega è perché abbia voluto difendere le donne, scimmiottandole come in un numero da avanspettacolo.
Una brutta pagina della sua storia amministrativa dove il rimedio rischia di essere peggiore del male. Non fosse altro – dice qualcuno – perché fare quella foto posata davanti al Gonfalone di Firenze, ma soprattutto, caro consigliere Ciulli lei così sempre attento alla sua persona e al suo vestire suvvia quell’outfit è demodé.
Quella gonnellina anni Cinquanta presa in prestito dall’armadio della mamma, nessuna donna la indosserebbe e poi, la prego: su quei bei polpacci tonici da calciatore che ha appena appeso le scarpette al chiodo, un po’ di ceretta ci voleva!


