Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso, recita un vecchio adagio attribuito indifferentemente a Ernesto Che Guevara, Bertold Brecht e…Fiorella Mannoia.
La differenza tra le due categorie è emersa, lampante, in occasione della proposta formale presentata dal consigliere Massimo Sabatini (Lista Schmidt) all’ultima seduta del Consiglio comunale per l’organizzazione di un nuovo referendum sulla tranvia, circoscritto, a differenza di quello del 2008, alla linea 3.2.2: quella, in breve, che andrà da Piazza della Libertà a Rovezzano passando per Campo di Marte.
Netta e scontata l’opposizione dell’assessore Giorgio, che cita allarmato i 300 milioni di euro in finanziamenti e i 30 milioni da pagare in eventuali penali nel caso di una cessazione del progetto e dei lavori: nessuno di noi cittadini l’ha autorizzato a iniziarli, è un problema suo e della giunta Funaro, al limite li metta di tasca propria. Improvvisa e del tutto inopportuna, invece, l’opposizione…dell’opposizione, o perlomeno quella che tale dovrebbe essere.
Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati sono usciti con una nota congiunta in cui hanno attaccato non Giorgio, bensì Sabatini, farfugliando qualcosa, presi forse da gelosie tuttavia inspiegabili, sull’«arrivare prima» e l’«intestarsi per primi le battaglie», che sul Campo di Marte annunciano voler condurre in maniera «unitaria», ma dissociandosi dal consigliere della Lista Schmidt anziché seguirlo. Accuse che risultano oltretutto false dallo stesso scenario del Consiglio comunale, laddove tale mobilitazione non solo non è stata da egli condotta in solitaria, ma ideata dal comitato Aria Nuova per Firenze: a Sabatini va semmai dato il merito di averla ascoltata e portata nelle istituzioni, anche se forse, come nel caso del progetto, un po’ tardivamente. I cittadini presenti in aula, due dei quali hanno esposto un cartello con un’azzeccata denuncia di «democrazia tradita», ne hanno fatto fede e l’hanno sostenuto, tanto che, come ha annunciato, la consultazione verrà ugualmente richiesta nonostante l’antidemocratica bocciatura di una maggioranza che ha ancora una volta rivelato la propria essenza profondamente totalitaria. L’importante, qualora vi si riesca, è che sia strettamente vincolante e priva di quorum, cosicché nessuno possa trincerarsi dietro cavilli burocratici.
Ai rappresentanti del centrodestra andrebbe semmai chiesto come e quando intendano condurre tale «battaglia unitaria» contro la 3.2.2, la quale sarebbe, come in effetti è, un banco di prova della loro reale opposizione alla giunta Funaro e al sistema PD, o se vogliono forse comunicarci che lo scopo precipuo del loro sedersi tra i banchi dell’opposizione risiede nella loro comodità o nel mero desiderio di una fetta di torta più grande.

