«Perché chiediamo ora un referendum sulla tramvia»: Sabatini sfida il PD

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«Tante di quelle persone oggi non sono più convinte», sostiene Sabatini, secondo cui la consultazione avrebbe senso proprio perché nel frattempo sono cambiate le condizioni concrete vissute dalla città

 

Massimo Sabatini (Lista Schmidt) torna sulla richiesta di una consultazione popolare sulla nuova tramvia e risponde direttamente a chi sostiene che una simile iniziativa avrebbe dovuto essere proposta anni fa. La sua tesi è netta: non è il calendario politico a essere cambiato, ma le condizioni concrete della città, e secondo il consigliere è proprio ciò che è accaduto nel 2026 a rendere attuale la richiesta di riportare la parola ai cittadini. «Chi non vuole che la città si faccia domande sulla tranvia pensata (anni fa) per il Q2 di Firenze liquida l’argomento dicendo che dovevamo chiederlo assai prima», scrive Sabatini, sostenendo che la questione debba invece essere valutata alla luce di quanto avvenuto negli ultimi mesi. Il riferimento è innanzitutto alla linea 3.2.1 per Bagno a Ripoli, i cui cantieri hanno modificato viabilità, accessibilità e organizzazione di intere zone della città.

Sabatini mette l’accento soprattutto sulle conseguenze che, a suo giudizio, avrebbero modificato la percezione della tramvia da parte di una parte dei cittadini, citando tra gli esempi la situazione di piazza Beccaria, il caos sul ponte Nencioni, l’incertezza sul ponte da Verrazzano e gli effetti sui negozi di viale Giannotti e viale Europa, oltre agli episodi che hanno coinvolto alberi e mezzi pesanti. Sul fronte di piazza Beccaria, nelle ultime settimane è effettivamente emersa anche la prospettiva di un’azione legale annunciata da rappresentanti dei commercianti contro il Comune. 

Per Sabatini, dunque, il punto non è stabilire se la tramvia fosse stata già sottoposta a un giudizio politico o elettorale, ma se l’esperienza concreta maturata nel frattempo giustifichi oggi un nuovo passaggio davanti ai cittadini. «è ora che è cambiato il sentimento dei cittadini, anche di quei cittadini che hanno votato a favore della tranvia e del PD», afferma.  E da qui arriva il collegamento con la futura 3.2.2: secondo il consigliere, una parte di chi in passato sosteneva la realizzazione della rete tranviaria non sarebbe oggi disposta ad accettare che sulle nuove linee si ripetano le stesse criticità sperimentate con la 3.2.1. «Tante di quelle persone oggi non sono più convinte, e non intendono far ripetere gli stessi errori della 3.2.1 anche nella 3.2.2», sostiene Sabatini, indicando come elementi di preoccupazione la perdita di piante, parcheggi e attività commerciali e la prospettiva di nuovi cantieri di lunga durata.

Nella parte finale del suo intervento Sabatini alza ulteriormente il livello dello scontro politico e chiama direttamente in causa il PD, sostenendo che la contrarietà a una consultazione sarebbe legata al timore del suo possibile esito: «E la paura che il PD ha di questo … fa novanta! Altrimenti andrebbero a viso aperto davanti ai cittadini su questo tema». Un’accusa politica, dunque, che resta nell’ambito della sua valutazione e che il consigliere conclude contrapponendo il confronto sui contenuti a quello sulle appartenenze: «Parlando di alberi e non di bandiere. Parlando di alternative e non di partiti». La questione, in sostanza, viene riportata da Sabatini su un terreno preciso: non soltanto se la tramvia debba essere realizzata, ma se, dopo l’esperienza dei cantieri della 3.2.1, sia arrivato il momento di chiedere nuovamente ai fiorentini cosa pensano della 3.2.2 e delle sue conseguenze sulla città.

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